Choc emorragico dopo intervento di emicolectomia, nessuna responsabilità

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morto dopo una angioplastica

Il caso vedeva imputati due medici per il decesso di un 80enne morto per uno choc emorragico dopo un intervento di emicolectomia

Erano accusati di aver agito in divergenza “dalle linee guida e dalle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica” causando il decesso di un uomo di 80 anni, morto nel 2012 all’ospedale Grosseto per uno choc emorragico dopo un intervento eseguito nel nosocomio di Massa Marittima.Per i due medici, rispettivamente primo operatore e aiuto, è scattata la prescrizione. Resta in piedi, invece, il procedimento in sede civile per il risarcimento del danno ai familiari della vittima.

Il paziente, affetto da patologie cardiache, era stato sottoposto ad un esame che aveva evidenziato un adenocarcinoma a carico dell’apparato intestinale. Quindi, era stato ricoverato per l’esecuzione di una intervento di emicolectomia sinistra. Lo stesso giorno era stato sottoposto ad ecografia addominale al fine di verificare la presenza di metastasi e detto esame aveva evidenziato la presenza di noduli ai reni.

Il giorno seguente l’anziano era stato sottoposto all’intervento chirurgico programmato e, nel corso dell’operazione, erano state compiute manovre di palpazione e mobilizzazione del rene sinistro nel tentativo di osservare le lesioni evidenziate dall’ecografia, così producendo una grave emorragia con copiosa perdita di sangue e lesione della milza.

Il paziente era stato immediatamente sottoposto a trasfusione e ad intervento di asportazione del rene sinistro ma, dopo poco tempo, era deceduto.

I camici bianchi – secondo l’ipotesi sostenuta dalla Procura – avrebbero causato al paziente lesioni viscerali significative, con una perdita di quasi tre litri di sangue e un conseguente “progressivo e inevitabile decadimento dell’emodinamica e della funzionalità renale”; anche la milza sarebbe stata danneggiata.

Per l’accusa un’operazione chirurgica così complessa avrebbe dovuto essere eseguita in un ospedale dotato di rianimazione, considerata anche l’età avanzata del paziente e la preesistenza di altre patologie. Inoltre, i medici avrebbero omesso di informare il paziente delle lesioni renali accertate con l’ecografia del giorno prima e avrebbero omesso di ricevere il consenso del paziente sull’intervento chirurgico eseguito.

La vicenda è approdata in Cassazione, ma i Supremi Giudici, con la sentenza n. 34629/2021, nel dichiarare il reato estinto per intervenuto prescrizione, hanno chiarito che “l’introduzione, ad opera del c.d. decreto Balduzzi, del parametro di valutazione dell’operato del sanitario costituito dalle linee-guida e dalle buone pratiche clinico assistenziali, con la più incisiva conferma di tale parametro ad opera della L. n. 24 del 2017, ha, in particolare, modificato i termini del giudizio penale imponendo al giudice, non solo una compiuta disamina della rilevanza penale della condotta colposa ascrivibile al sanitario alla luce di tali parametri ma, ancor prima, un’indagine che tenga conto dei medesimi parametri allorché si accerti quello che sarebbe stato il comportamento alternativo corretto che ci si doveva attendere dal professionista, in funzione dell’analisi controfattuale della riferibilità causale alla sua condotta dell’evento lesivo”.

Nel caso in esame la Corte di merito aveva “trascurato di indicare a quali linee-guida o, in mancanza, a quali buone pratiche clinico-assistenziali si ispirava la descrizione del comportamento doveroso e di valutare il nesso di causa tenendo conto del comportamento salvifico indicato dai predetti parametri in relazione al concreto rischio che si sarebbe dovuto evitare”, nonché in quale misura la condotta del sanitario si fosse discostata da linee-guida o da buone pratiche clinico-assistenziali. La sentenza impugnata, pertanto, risultava viziata da carenza di motivazione.

La redazione giuridica

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