Cieco guida la moto, assolto da reato di truffa perché lo è davvero

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Cieco guida la moto ma assolto da accusa di truffa all’Inps. Affetto da retinite pigmentosa guida e fa volantinaggio. L’avvocato: ‘è solo un irresponsabile’.

Una storia che ha dell’assurdo. Un 59enne barese è stato visto mentre era alla guida di un motorino. Un’altra volta è stato notato mentre faceva volantinaggio. Fin qui tutto bene, ma l’uomo percepisce dall’Inps da 23 anni una pensione di invalidità in quanto “cieco assoluto”.
Ancora fin qui il racconto sembra un classico caso di frode ai danni dell’Inps. Se non fosse che l’uomo è stato assolto dall’accusa di truffa aggravata perché ha dimostrato di essere davvero cieco, affetto da retinite pigmentosa degenerativa.
Quindi, anche se cieco guida la moto e fa volantinaggio. Secondo il suo avvocato Antonio Falagario, l’uomo sarebbe solo “un irresponsabile”.
In effetti, il Tribunale di Bari ha assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”.
Facciamo un passo indietro. Da 23 anni, l’uomo percepisce dall’Inps la pensione di invalidità civile e l’indennità di accompagnamento in quanto cieco.
Dalle indagini della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dal pm Federico Perrone Capano, era emerso – a seguito di pedinamenti e appostamenti – che l’uomo guidava il motorino e faceva volantinaggio.
Gli investigatori avevano dunque ritenuto che l’uomo fosse un falso cieco. Nel gennaio 2013 gli furono anche sequestrati 225mila euro, equivalenti alla presunta truffa.
Nel corso del processo, però, anche sulla base di consulenze mediche, il difensore dell’imputato ha dimostrato che il 59enne è davvero un “cieco assoluto”.

Non è un truffatore, solo un “irresponsabile”

La retinite pigmentosa degenerativa gli consente di percepire soltanto luci e ombre. L’aver svolto da solo attività quotidiane come guidare una moto è, secondo il suo legale, sicuramente da “irresponsabile, ma niente di più”.
Anche nelle motivazioni della sentenza di assoluzione, con la quale è stata disposta anche la revoca del sequestro, il giudice monocratico Marco Guida ha rilevato che l’uomo “compie in autonomia azioni di vita quotidiana a suo rischio e pericolo ma, soprattutto, ponendo a rischio l’incolumità degli altri”, ma non per questo ha commesso una truffa perché è stata “confermata la sussistenza della patologia” e quindi quelle indennità gli erano dovute.
 
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