L’art. 126 bis cds è un articolo vessatorio e anticostituzionale nella forma e nella sostanza. Un esempio di amministrazione tartassatoria e disumana.

In questo modello fasullo protetto dalla legge ma in tanti altri casi il rimedio è rappresentato da attacchi concentrici degli addetti ai lavori a norme e procedure inique ma soprattutto da due figure giuridiche nuove da noi escogitate: il difensore civico di quartiere che operi accanto al giudice di quartiere per difendere i cittadini inermi. Chi ha superato i limiti di velocità e deve vedersi decurtati i punti sulla patente si vede recapitare a casa una doppio atto: uno della multa ben visibile; l’altro ben nascosto nelle pieghe (molti manco se n’accorgono) invita a dire  chi era al volante. Chi non lo fa entro 60 giorni viene nuovamente sanzionato con multa sui 280 euro ridotta a 218 se paghi in 5 giorni.

Nella forma è un atto del tutto irragionevole perché mascherato. Ci dovrebbe essere prima di tutto un indice: “La presente notifica contiene due atti:  un verbale d’infrazione al codice della strada e un invito a dichiarare entro 60 giorni chi era al volante”. Questo non c’è. Ma anche la confezione dell’atto con tanti pieghi mascherati induce in errore. Una buona amministrazione deve essere sintetica, imparziale e trasparente (art. 97 cost. e  legge n. 241 del 1990). Quanti non si accorgono di questa seconda incombenza e si vedono triplicare la sanzione, la sofferenza delle lunghe file alla posta, la frustrazione di una sanzione moltiplicata all’infinito!

Chi fa ricorso al prefetto rischia, se non dimostra il giustificato motivo nell’omissione, di avere un’altra multa. Quale procedura più vessatoria di questa? E cosa può fare il povero cittadino se non pagare e subire? Ma noi i rimedi li stiamo escogitando. Intanto invito tutti gli addetti ai lavori a sollevare questione d’incostituzionalità della procedura. Macchinosa e truffaldina di fatto, ma soprattutto irragionevole perché si presume che chi paga la multa fosse lui al volante, salvo poi a fare ricorso entro 60 giorni per dimostrare che altri era alla guida.

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Il problema è più vasto. Come può il cittadino sprovveduto attaccare queste leggi e comportamenti tartassatori e illegittimi della pubblica amministrazione arraffasoldi? Non può certo rivolgersi a un avvocato che costa sicuramente più della sanzione come tempo e denaro. Ci vogliono procedure immediate e ai limiti del gratuito per garantire un contrattacco reale ed efficace. Noi abbiamo escogitato la figura del giudice di quartiere. Nel corso della trasmissione “Blog” del 4 giugno 2008, diretta da Raffaele Festa Campanile su RomaUno TV, avanzai l’idea del Giudice di Quartiere ovvero di un giudice decentralizzato che, in civile e penale, sia a diretto contatto col territorio, cioè a stretto ridosso delle zone dove sorgono le situazioni sociali conflittuali.

Questa figura, secondo diverse modalità, è già realizzata in alcuni paesi europei e corrisponde alla necessità di realizzare una più efficiente “giustizia di prossimità”. Si tratterebbe in Italia di creare questo giudice autonomo e valorizzarlo appieno in tutte le sue potenzialità, facilmente accessibile dal cittadino per risolvere velocemente e con spesa irrisoria sia conflitti civili che penali di minimo rilievo. In civile ci sono figure quali il conciliatore e l’arbitro, in funzione il primo di conciliatore delle controversie; il secondo di vero giudice parallelo a quello ordinario, veloce e facilmente accessibile. Al conciliatore e all’arbitro di quartiere civilisti si affiderebbe una funzione conciliativo-mediatoria-decisoria nei casi più comuni come le controverse di condominio, le liti di vicinato, i dissidi familiari etc..

In penale abbiamo elaborato il progetto di un nuovo giudice ad hoc che gestisca reati minori o comunque con pena minima con un criterio assolutamente nuovo e rivoluzionario, da inserire nel nostro sistema del diritto medicinale qui micro strutturato. Punire semplicemente il deviante e abbandonarlo all’uscita del carcere significherebbe ritrovarselo addosso peggio e più attrezzato di prima. Invece dobbiamo costruire un magistrato di quartiere, con compito di prevenzione e recupero tanto più facile da realizzare quanto più il giudice sia a stretto contatto col territorio assegnatogli che controlla e gestisce con equipe di esperti.

Nell’equipe del giudice di quartiere abbiamo immaginato, quindi, anche un difensore civico di quartiere che ai limiti del gratuito assuma velocemente pratiche di ricorso. Ciò è tanto più utile, ad esempio,  in questa materia della circolazione stradale dove spesso la multa viene elevata in località distante dal luogo di residenza e, quindi, ai costi di un avvocato si aggiunge l’impossibilità materiale del cittadino di recarsi nel luogo della contestazione. Questo dà un senso di totale impotenza, sottomissione alla pubblica amministrazione che appare agli occhi del povero utente come un mostro prevaricatore e imbattibile. “C’è una disgraziata legge nel Codice della Strada che sta combinando guai catastrofici agli automobilisti. Nessuno vuole rivelarli e tanti fanno finta di non saperne niente. A partire da quei Comuni che ne traggono vergognosi vantaggi economici.

Si tratta dell’articolo 126 bis, quello che ha tramutato la perdita di punti — inizialmente attribuita al proprietario della vettura — in una sanzione alternativa da 250 euro, qualora egli non comunichi i dati della patente di chi guidava al momento dell’infrazione. Quando, nel 2005, in Parlamento si barattarono i punti-patente con la sanzione economica, si aprì il pozzo di San Patrizio per le casse comunali. Omissis.  78 milioni di multe elevate dai vigili, se le moltiplichiamo per l’importo medio di 100 euro, viene fuori una cifra da capogiro: 7,8 miliardi di euro. Questo spiega perché tanti sindaci considerino la funzione del vigile come quella di esattore. E gli automobilisti, come un bancomat sempre disponibile”.

La soluzione semplice come l’uovo di Colombo è affidarsi a un difensore civico di quartiere a cui portare immediatamente la pratica che verrà trasmessa al corrispondente del luogo dove è stata sollevata la contestazione, grazie a una massiccia rete informatica che colleghi tutte le postazioni di difesa del cittadino. All’azione per porre riparo immediatamente alla «défaillance» della Pubblica Amministrazione si potrà poi aggiungere un’azione di responsabilità civile svolta davanti al giudice di quartiere per rimborsare immediatamente, soprattutto in chiave conciliativa (formula: pochi, maledetti e subito)  il povero cittadino dei danni subiti.

Per i soprusi ed errori, infatti, la Pubblica Amministrazione è tenuta sulla base dei dettami fondamentali dati dagli artt. 28,  95 e  113 della Costituzione a risarcire la sofferenza, i pesi ingiusti, le perdite di tempo subito dal cittadino debole e praticamente impotente attualmente a reagire ai comportamenti vessatori. In attesa di realizzare legislativamente il progetto è possibile costituire fin da oggi equipe di giudici-avvocati di quartiere che operino  grazie a un obolo offerto dai cittadini. Tante piccole donazioni formeranno il patrimonio necessario a sostenere la struttura che potrà foraggiarsi anche attraverso sistemi come la quota lite per azioni di fronte a enti forti. Soprattutto in itinere confidiamo in attacchi concentrici degli addetti ai lavori, giudici e avvocati coscienziosi,  contro leggi e procedure come questa del  126 bis cds che si mettono sotto i piedi gli articoli primari della Costituzione di Libertà, Fratellanza e Eguaglianza.

Avv. Andrej Adramelek

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