Ai fini della determinazione dei compensi professionali il giudice di merito deve prendere in considerazione non solo il valore attribuito all’oggetto del contratto, ma anche l’effettivo e specifico interesse perseguito dalla parte nel conferimento dell’incarico

La vicenda

Nel 1997, un avvocato otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento di Lire 59.915.000 a titolo di compensi professionali, per le attività stragiudiziali svolte in favore della società convenuta, in forza di una lettera di incarico ricevuta tre anni prima.

L’attività espletata aveva avuto ad oggetto la predisposizione di una convenzione urbanistica integrativa, da stipulare con il Comune, specificamente riguardante “la proroga dei tempi di attuazione delle opere di urbanizzazione, delle relative garanzie fideiussorie e delle cessioni sugli standards su richiesta dell’amministrazione comunale, nonché delle opere di urbanizzazione secondaria, con valore delle opere residue pari a Lire 342.761.000″.

La società aveva spiegato opposizione, contestando la pretesa sia nell’an che nel quantum e, all’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale revocava l’ingiunzione, condannando l’opponente al pagamento di Euro 7.392,25.

La pronuncia di secondo grado

La Corte distrettuale, in riforma della pronuncia di primo grado, respingeva l’opposizione, assumendo come base di calcolo del compenso l’importo di Lire 3.000.000.000, quale valore complessivo della lottizzazione.

La pronuncia veniva poi, cassata per difetto di motivazione e violazione di legge, poiché il giudice dell’appello non aveva “in alcun modo affrontato la questione posta, circa la determinazione del valore dell’oggetto dell’incarico, essendosi limitata a considerare che la sola indicazione dell’importo di tre miliardi contenuta nell’oggetto della lettera d’incarico riguardasse il valore convenzionale attribuito all’oggetto del contratto, prescindendo da ogni ulteriore valutazione in ordine alla situazione nella quale si trovava la lottizzazione e al relativo iter, così da poter meglio definire quale fosse l’effettivo e specifico interesse della parte che conferiva l’incarico rispetto al risultato dello stesso”.

Il giudizio di rinvio

Nel successivo giudizio di rinvio, la Corte di merito, respingeva l’appello proposto dall’avvocato, confermando la sentenza di primo grado, in quanto: a) la convenzione integrativa oggetto dell’attività svolta dal difensore – concerneva solo il completamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, mentre l’importo indicato nella convenzione era relativo all’intero valore della lottizzazione;

b) le spettanze del difensore dovevano essere calcolate sulla base dell’importo di Lire 342.761.000, risultante dalla somma di Lire 174.101.000, pari al valore residuo delle opere da realizzare, risultante dallo stato di consistenza redatto nel 1994, e di Lire 168.000.000, pari all’importo delle opere di urbanizzazione secondaria indicato nella suddetta convenzione, come confermato anche dall’importo della garanzia fideiussoria stipulata a garanzia dell’esecuzione dei lavori.

La sentenza, nuovamente impugnata dal professionista, è stata confermata dai giudici della Sesta Sezione Civile della Cassazione con l’ordinanza n. 27263/2019, in commento.

Questa volta, il giudice di merito aveva liquidato il compenso in applicazione dei criteri legali, apprezzando l’interesse perseguito dalla cliente e in ossequio alle prescrizioni impartite dalla sentenza di legittimità.

Il giudice del rinvio era, infatti, tenuto a rivalutare integralmente i fatti di causa al fine di stabilire il valore dell’attività svolta, con l’unico limite del divieto di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento impugnato ritenuti illogici, eliminando le contraddizioni ed i difetti argomentativi riscontrati.

Quindi, nello specifico, non era più consentito considerare esclusivamente l’importo indicato dalle parti quale valore dell’intera lottizzazione allo scopo di quantificare il compenso ed anzi il giudice del rinvio doveva tener conto della situazione nella quale si trovava la lottizzazione e del relativo iter, così da poter meglio definire quale fosse l’effettivo e specifico interesse della parte che conferiva l’incarico rispetto al risultato dello stesso.

La decisione

Ed invero, il ricorrente aveva predisposto la sola convenzione integrativa riguardante le opere di urbanizzazione primaria e secondaria; e le prime erano già state oggetto di una precedente convenzione.

La Corte d’appello aveva, inoltre, rilevato che il valore indicato nella lettera di incarico doveva ritenersi del tutto irrilevante, poiché quest’ultimo si riferiva all’intera lottizzazione, mentre il difensore era intervenuto in una fase in cui occorreva definire gli impegni dei lottizzanti riguardo alle sole opere effettivamente contemplate nella convenzione del 1995 predisposta dal professionista.

Avv. Sabrina Caporale

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