La Relazione del Presidente della Corte dei Conti evidenzia i progressi che emergono dai dati del 2017 sulle misure di controllo della spesa sanitaria

I dati del 2017 confermano il buon risultato economico delle misure di controllo della spesa sanitaria messe in campo in questi anni. È quanto si legge nella Relazione del Presidente della Corte dei conti Angelo Buscema (nella foto)sull’attività della Corte nel 2018.

“Nel Def 2013, all’avvio della precedente legislatura, la spesa sanitaria era prevista in lenta flessione in termini di prodotto per tutto l’arco programmatico. Dal 7 per cento nel 2014 al 6,7 nel 2017. Nonostante il più lento aumento del prodotto, a consuntivo la spesa si è attestata al 6,6 per cento del Pil (113,6 md in valore assoluto). Ciò si accompagna, grazie all’importante strumento rappresentato dai Piani di rientro e all’attività dei Tavoli di monitoraggio, al sostanziale equilibrio finanziario di quasi tutte le Regioni, una volta contabilizzate le entrate fiscali regionali a copertura della spesa”.

I risultati positivi sono stati raggiunti anche a fronte di una riduzione (in media il 5 per cento lo scorso anno) degli investimenti in infrastrutture e tecnologie. E di una conseguente obsolescenza delle apparecchiature a disposizione delle strutture pubbliche e accreditate.

Significativi i progressi nella gestione: dalla revisione dei LEA alla predisposizione del Piano nazionale cronicità e di quello per la prevenzione vaccinale, dal riordino del sistema di assistenza ospedaliera ai Piani di rientro per gli ospedali e aziende sanitarie, dalla normativa in tema di responsabilità professionale alle misure per la sicurezza alimentare.

Rimangono, tuttavia, aperti diversi fronti.

Dalla governance farmaceutica, per la quale si tratta di rivedere gli strumenti a disposizione per garantire la sostenibilità della spesa a partire dal payback e dalla negoziazione del prezzo dei farmaci, alle procedure di approvazione dei nuovi farmaci da velocizzare; lo sblocco del turnover, per garantire il necessario livello di qualità del servizio; le modalità di compartecipazioni alla spesa: nella specialistica ambulatoriale, stenta, ad esempio, a trovare risposta il problema delle liste d’attesa che, insieme a tariffe e ticket disincentivanti, porta alla diminuzione dei volumi coperti dal servizio pubblico; (ad oggi, il 95 per cento della spesa ospedaliera è coperta dal pubblico, ma solo il 60 per cento della spesa per prestazioni ambulatoriali e il 46 per cento della riabilitazione ambulatoriale).

Nonostante i progressi – si legge nel documento – persistono aree di ritardi e inefficienze. Se la diminuzione dei ricoveri (scesi a 8,7 ml nel 2016, con una riduzione dell’11,7 dal 2013) interessa soprattutto quelli a bassa complessità, permettendo di migliorare l’appropriatezza nell’uso delle strutture ospedaliere, la riduzione nell’indicatore di utilizzo dei posti letto segnala, in molti casi, la permanenza di oneri. Al contempo, non sembra si sia riusciti a offrire una risposta adeguata all’integrazione tra assistenza sociale e sanitaria, per poter affrontare al meglio la questione dell’insufficienza dell’assistenza domiciliare e dei bisogni di una popolazione sempre più longeva. Permangono infine forti differenziali Nord-Sud nella qualità e nella disponibilità dei servizi, testimoniati dai più accentuati casi di rinuncia alle cure e dalla crescente incidenza della mobilità sanitaria dal Sud.

 

Leggi anche:

COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA 2017, IL REPORT DI GIMBE

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui