Per la rappresentante dell’Area Vaccini della Federazione dei medici di famiglia le coperture vaccinali rappresentano inoltre una protezione per il sistema socioeconomico del nostro Paese

Le coperture vaccinali negli over 50 non hanno ancora raggiunto il target previsto dal Piano nazionale prevenzione vaccinale. Vanno quindi intensificati ancora di più gli sforzi da parte di tutti attori coinvolti per far comprendere il valore della prevenzione vaccinale. Così Tommasa Maio, responsabile dell’Area Vaccini di FIMMG, in merito alla ricerca realizzata dal Censis con Sanofi Pasteur sulle opinioni degli italiani over 50 sull’influenza e sulla propensione alla vaccinazione antinfluenzale.

Dallo studio emerge che l’influenza è una patologia che gli italiani conoscono bene, eppure non hanno ancora raggiunto una piena consapevolezza sulle conseguenze che può determinare. In particolare, gli over 50 sanno che può essere una malattia anche molto grave (53,1%) e causare complicanze cardiocircolatorie (58,7%) o addirittura portare alla morte (42,9%).

Ma solo il 4,4% ammette di averne molta paura, mentre il 25,8% dei più anziani (con più di 75 anni) non la teme affatto.

Oggi il 99,2% delle persone con più di 50 anni sa che è possibile vaccinarsi (la percentuale era del 96,8% due anni fa) e il 94,6% ritiene che sia consigliabile per i soggetti affetti da patologie dell’apparato respiratorio (contro il 93% del 2017). Tuttavia, solo il 61,2% pensa che sia la soluzione indicata per tutte le persone che non vogliono ammalarsi.

“Bisogna spiegare con chiarezza – aggiunge Maio – che le vaccinazioni proteggono i singoli soggetti dalle gravi complicanze dell’influenza, che non sono così rare come erroneamente ritenuto considerando le migliaia di morti registrate ogni anno, ma anche la collettività grazie alla minore circolazione dei virus. Rappresentano inoltre una protezione per il sistema socioeconomico del nostro Paese attraverso il risparmio di giornate di lavoro perse e dei costi indotti dai trattamenti e dalle ospedalizzazioni”.

La rappresentante FIMMG, in conclusione, evidenzia  come dall’indagine Censis emerga che il medico di famiglia rimane il primo riferimento dei pazienti rispetto all’informazione sulla vaccinazione,  con un aumento di 7 punti rispetto alla precedente indagine di due anni fa.

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