Avrebbe asservito la sua funzione agli interessi delle società fornitrici di protesi ortopediche; si indaga anche per lesioni colpose

Corruzione e turbativa. Sono queste le accuse a carico di un medico ortopedico dell’Ospedale Pini di Milano, finito in manette per aver ‘sponsorizzato’ l’acquisto di protesi mediche presso due società fornitrici, anch’esse indagate in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità per reati commessi dai propri dipendenti. In cambio, il camice bianco avrebbe ottenuto denaro e inviti a programmi televisivi e a convegni, oltre a “contratti di consulenza ‘occulti’ e altre utilità materiali e immateriali, economicamente apprezzabili, estese anche ai suoi familiari”. Nel mirino ci sarebbero, tra l’altro, alcuni viaggi all’estero per tutta la famiglia.
Ma le accuse non finiscono qui. Sono infatti in corso ulteriori attività investigative al fine di definire eventuali responsabilità del chirurgo in relazione ad alcuni interventi conclusi con danni fisici per i pazienti. Per tale motivo tra le ipotesi di reato figura anche quella di lesioni colpose. Nello specifico sono sotto la lente degli inquirenti i casi di 3-4 persone operate, soprattutto per protesi alle ginocchia, con la tecnica della “navigazione chirurgica computerizzata” nella casa di cura San Camillo di Milano, dove il medico operava in regime privato. In base a quanto emerso dalle indagini, alcuni pazienti, viste le complicazioni dopo gli interventi al San Camillo, sarebbero stati operati al Pini in regime pubblico.
Il medico, secondo il Procuratore di Milano era “al centro di una ramificata e consolidata rete di relazioni corruttive”. In particolare l’ortopedico avrebbe costantemente asservito, tra il 2012 e il 2015, “in situazione di conflitto di interessi e in violazione dei propri doveri d’ufficio”, la sua funzione agli interessi di due società fornitrici di protesi ortopediche. In totale sono 5 le misure interdittive – con le accuse, a vario titolo, di corruzione e turbativa d’asta – emesse dal Giudice per le indagini preliminari, su richiesta dei Pubblici ministeri della Procura di Milano. Le accuse per loro sono, a vario titolo, corruzione e turbativa d’asta. Nei loro confronti il Giudice ha disposto il “divieto temporaneo di esercitare le rispettive attività professionali e imprenditoriali, nonché ogni altro ufficio direttivo delle persone fisiche e delle imprese, per la durata di 12 mesi”.

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