Aperta un’inchiesta per fare chiarezza sul decesso di una signora di 79 anni costretta alla dialisi per una forte insufficienza renale, morta dopo un intervento per l’applicazione di un catetere venoso

Soffriva di una forte insufficienza renale, effetto collaterale di un mieloma, ovvero un tumore maligno che colpisce le cellule del sangue. Era quindi costretta alla dialisi, quasi quotidianamente, attraverso l’impiego di un catetere femorale.
A causa dell’insorgere di alcuni problemi cardiaci, la signora, una 79enne della provincia di Lucca, era stata sottoposta a metà febbraio a un intervento per l’applicazione di un catetere venoso. Domenica scorsa, tuttavia, a sei giorni di distanza  dall’operazione, la paziente è deceduta. La vicenda è riportata dalle pagine locali della Nazione.

I familiari hanno presentato un esposto in Procura. Chiedono chiarezza sull’accaduto e vogliono verificare la sussistenza di eventuali responsabilità sanitarie.

In base a quanto riferito dal quotidiano toscano, nella cartella clinica della donna sarebbero state registrate lesioni all’atrio destro del cuore. E’ proprio su tale particolare che la famiglia vuole che venga fatta luce. L’obiettivo è capire se tali lesioni potessero essere evitate e se siano correlate al decesso della loro congiunta.
Domande che potrebbero trovare risposta dall’autopsia disposta dalla Procura, che aperto un fascicolo sul caso. Proprio in vista dello svolgimento dell’esame necroscopico la magistratura ha spiccato, come atto dovuto,  un avviso di garanzia nei confronti del medico chirurgo che ha effettuato l’ultimo intervento sulla 79enne. Il professionista potrà quindi partecipare, nominando un proprio consulente, agli accertamenti medico legali sul corpo della vittima. Al momento, tuttavia, come chiarisce la Nazione, non sarebbero emersi profili di negligenza tali da configurare ipotesi di reato.
 
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