Crisi delle professioni, avvocato si cancella dall’Ordine per fare il becchino

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La trasformazione della professione forense al centro di un convegno svoltosi a Castellanza

La notizia, riportata da VareseNews, è emblematica del momento di crisi che stanno attraversando alcune professioni, tra cui quella forense. Un avvocato di Verona si sarebbe cancellato dal proprio ordine per partecipare a un bando comunale per l’assegnazione di un posto da becchino. Lo ha affermato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, Angelo Proserpio, nel corso di un convegno incentrato sul “ruolo della professione legale a supporto della piccola e media impresa”, organizzato dalla scuola di diritto della Liuc di Castellanza, in provincia di Varese.
A determinare le difficoltà del momento vi sarebbero, oltre alla concorrenza sempre più agguerrita, l’inefficienza del sistema giudiziario e il cambiamento della figura dell’avvocato. A fronte di tali trasformazioni e dei problemi odierni legati alla pratica della professione, con il suo carico di frustrazioni, la decisione di cambiare strada e cercare la realizzazione mediante lo svolgimento di nuove attività è sempre più frequente, nonostante gli anni e le energie spese negli studi.
“La categoria oggi vive una doppia dimensione e un momento di trasformazione, va declinata quindi in due direzioni – ha affermato Alberto Malatesta, direttore della Scuola di diritto dell’ateneo di Castellanza -. Da un lato c’è quella tradizionale, l’avvocato come soggetto che tutela i diritti, cioè portatore di funzioni sociali fondamentali, dall’altro c’è il prestatore di servizi che agisce in una dimensione di mercato. È questa duplicità che oggi ci porta a discutere”.
Per Sergio Martelli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Varese occorre dunque rivedere, come primo passo, la struttura dell’offerta di servizi legali. “Bisogna partire dall’uomo e da cosa vuol dire realizzarsi nella professione – sostiene Martelli -. Oggi il legale è ancor più necessario, quasi come un medico, per supportare la piccola e media impresa. Insomma, deve condividerne le scelte in un rapporto caratterizzato dalla continuità. Ciò significa cambiare l’impostazione di un rapporto: se una volta era il cliente che andava dall’avvocato, oggi non è più così”.
Necessario, inoltre, un ruolo più costruttivo dell’avvocatura nell’ambito dell’intero sistema giustizia. Circa il 75% del contenzioso italiano nascerebbe, infatti, dalla cattiva burocrazia. Gli enti pubblici, il più delle volte, rappresentano un ostacolo per il cittadino, sia in ordine allo svolgimento delle attività quotidiane sia per l’amministrazione della giustizia. “L’avvocato – aggiunge Martelli – deve guardare dentro la sua categoria e cercare di dire la verità su alcune cose che spesso vengono taciute, soprattutto a certe latitudini. Bisogna avere il coraggio di dire che la mostruosità dell’apparato burocratico dello Stato italiano è un freno per la piccola impresa e per gli stessi avvocati”.

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