In caso di contestazione della CTU non è sufficiente censurare le decisioni del Consulente, ma vanno precisati gli elementi della mancata o insufficiente valutazione

La Corte d’Appello di Bari, in parziale accoglimento, condannava l’Assicurazione al pagamento di somme ulteriori rispetto a quelle già poste a oggetto della condanna pronunciata dal primo giudice in favore dei genitori del minore, quale risarcimento dei danni subiti dallo stesso a seguito del sinistro stradale verificatosi per l’esclusiva responsabilità del conducente dell’autovettura. La Corte d’Appello, dopo aver escluso la fondatezza delle censure avanzate nei confronti delle conclusioni del CTU, e dopo aver rilevato l’infondatezza della doglianza argomentata dall’appellante con riguardo al mancato riconoscimento della menomazione della capacità lavorativa specifica del minore, ha evidenziato la fondatezza del motivo di appello concernente la liquidazione, in favore dell’appellante, del danno morale subito dal minore e concretamente rivendicato con la domanda proposta in primo grado.

La vicenda approda in Cassazione (Cassazione Civile, sez. VI, sentenza n. 27012 del 26 novembre   2020), con unico motivo di impugnazione riguardante l’omessa valutazione delle incongruenze della CTU, avendo il Consulente ingiustificatamente sottostimato l’effettiva entità dei danni subiti dal minore a seguito del sinistro, e per aver erroneamente escluso la sussistenza di postumi invalidanti permanenti di carattere specifico.

Gli Ermellini considerano il motivo inammissibile.

Sull’inadeguata considerazione da parte del Giudice di secondo grado, delle censure svolte alla CTU, viene osservato che è stato compiutamente specificato in modo analitico la ragione di condivisibilità delle conclusioni della Consulenza, compresa l’insussistenza di menomazioni apprezzabili sotto il profilo di danno permanente.

Il Giudice di merito ha sottolineato nella propria decisione la puntualità, la precisione e l’approfondimento delle indagini svolte dal Consulente d’Ufficio.

Secondo il consolidato insegnamento di legittimità, quando si denuncia un vizio di motivazione della decisione impugnata sotto il profilo dell’omesso esame di fatti e rilievi derivanti dalla CTU, il ricorrente non deve limitarsi a censurare le decisioni del Consulente, ma deve precisare e dettagliare gli elementi di cui lamenta la mancata o insufficiente valutazione.

Oltre a ciò, evidenziando nello specifico le eventuali controdeduzioni alla CTU che si ritengono non essere state prese in considerazione.

Diversamente, il Giudice di legittimità non viene messo in grado di esercitare il controllo sulla decisività, o meno, dei vizi lamentati.

Nello specifico, sotto il profilo della decisività della censura, con riferimento alle risultanze di ordine tecnico della CTU, vige il principio in forza del quale “il corrispondente vizio di motivazione può essere denunciato per Cassazione solo nel caso in cui abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di fondamento”.

Il ricorrente non ha circostanziato gli aspetti della decisività dell’omesso esame da parte del Giudice di merito di fatti-circostanze mosse alle conclusioni della CTU.

Per tali ragioni la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Compenso del CTU: questi può richiederlo anche alla parte vittoriosa!

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui