La donna, medico cagliaritano già radiato dall’Ordine locale, continua a esercitare in attesa del giudizio d’appello e tiene incontri e conferenza in varie località italiane

Un metodo tutto particolare basato sulle parolacce. Così una sedicente esperta di medicine olistiche e alternative di Cagliari ritiene di poter curare i tumori. La pratica di questa ‘terapia verbale’ le è già valsa la radiazione dall’Ordine dei Medici del capoluogo sardo, ma la donna continua ad esercitare, in virtù del fatto che il giudizio in appello è ancora pendente.

Sul suo sito il camice bianco si scaglia contro le “cure avvelenanti e mutilanti” prescritte dai suoi ‘colleghi’ medici sostenendo che i pazienti “continuano a stare male e che spesso si ammalano proprio a causa del terrore provocato dalle diagnosi”.

Il medico ha addirittura in programma vari incontri e conferenze in tutta Italia. L’approdo domani a Torino, ha fatto scattare la denuncia del locale OMCeO, che per la tutela della salute pubblica ha provveduto a segnalare la dottoressa all’Autorità giudiziaria, al comando Carabinieri -NAS- e alla Guardia di Finanza, per abuso della credulità popolare e diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose che creano allarme tra i cittadini.

“L’Ordine – afferma il Presidente, Guido Giustetto – ribadisce che la divulgazione di queste pratiche senza base scientifica non può sostituire la medicina ufficiale: come stabilisce con chiarezza l’art. 15 del Codice di Deontologia Medica, il medico può farvi ricorso nel rispetto del decoro e della dignità della professione”.

“Inoltre, e questo è l’aspetto centrale della questione, il medico – continua Giustetto – non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia per di più in un contesto di totale asimmetria informativa: il medico ha l’obbligo di capire tempestivamente quando sia il caso di interrompere i metodi non convenzionali eventualmente adottati e di ricorrere tempestivamente agli strumenti della medicina ufficiale, in modo da garantire al paziente le più idonee condizioni di sicurezza ed efficacia della cura.

“Anche l’art. 13, a tal proposito, – conclude il Presidente OMCeO – è molto chiaro: il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica, valutabile dalla comunità professionale e dall’autorità competente. E ancora il medico non deve adottare né diffondere terapie segrete”.

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2 Commenti

  1. State cercando legna da ardere per fare il fuoco, orridi inquisitori! “Un metodo basato sulle parolacce…”ma cosa dite razza di ignoranti! Queste osservazioni meriterebbero una denuncia! Che schifo! Che volgarità! Vergogna!

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