Il cambio di vettura con relativo trasbordo è parte necessaria della prestazione di trasporto; perciò dei danni occorsi al soggetto trasportato nel piazzale ove il trasferimento risulta essere avvenuto, risponde il vettore secondo la presunzione di responsabilità prevista dall’art. 1681, primo comma, cod. civ.”

La vicenda

L’attrice convenne in giudizio una società di trasporti chiedendo il risarcimento dei danni per aver subito lesioni personali viaggiando a bordo di un autobus della società adibito a trasporto pubblico, quando, in occasione della sosta del mezzo in un piazzale dissestato antistante una vecchia stazione, effettuata per consentire il trasbordo da una vettura all’altra dello stesso trasportatore, inciampava in una buca e cadeva.

Il Giudice di pace di Potenza accoglieva la domanda con pronuncia confermata dal Tribunale della stessa sede che, per quanto qui rileva, spiegava come il trasbordo fosse parte necessaria dell’esecuzione contrattuale, sicché, mentre la danneggiata aveva provato il nesso causale con il trasporto, il vettore non aveva provato l’imprevedibilità o inevitabilità dell’accaduto non riconducibile, in base alle risultanze istruttorie, a fatto del terzo o dello stesso soggetto leso.

Contro tale pronuncia ha proposto ricorso per Cassazione la società convenuta prospettando da una parte la violazione e falsa applicazione dell’art. 1681, cod. civ., poiché il tribunale non aveva considerato che l’incidente non era avvenuto durante il viaggio, sicché non poteva risponderne il vettore; con il secondo motivo lamentava la violazione e falsa applicazione degli artt. 115, 116, cod. proc. civ., poiché il tribunale aveva omesso di considerare che il vettore non poteva che effettuare quella sosta tenuto conto dei vincoli posti al servizio di trasporto pubblico.

La Corte di Cassazione (Sesta Sezione Civile, ordinanza n. 33449/2019) ha rigettato il ricorso perché manifestamente infondato.

Quanto al primo motivo il Supremo Collegio ha chiarito che nel contratto di trasporto di persone, il viaggiatore danneggiato ha l’onere di provare, oltre all’esistenza ed all’entità del danno, il nesso esistente tra il trasporto e l’evento dannoso, mentre incombe al vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità posta a suo carico dall’art. 1681, primo comma, cod. civ., la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non evitabile usando la normale diligenza, ferma restando la possibilità che l’eventuale condotta colposa del danneggiato assuma rilievo ai sensi della previsione dell’art. 1227 cod. civ. (Cass., 10/01/2017, n. 249).

Tale presunzione opera per i fatti accaduti nel corso del trasporto, dovendo considerarsi verificatisi “durante il viaggio” anche i sinistri occorsi durante le operazioni preparatorie o accessorie ovvero la salita e la discesa dei passeggeri in occasione delle soste (Cass., 20/07/2010, n. 16893).

Si deve quindi trattare di operazioni direttamente riferibili al trasporto, necessarie rispetto alla concreta articolazione dello stesso, e senza soluzione di continuità rispetto al medesimo, con accertamento demandato al giudice di merito e non sindacabile in sede di giudizio di legittimità, ferma la possibilità di dedurre, nei limiti in cui è ammesso, il vizio motivazionale ovvero quello di sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta – ovvero riconducibile in via generalmente propria a quella – prevista dallo schema legale quale così ricostruito.

Nel caso in esame il Tribunale aveva fatto corretta applicazione di tali principi di diritto accertando, in fatto, che il cambio di vettura con relativo trasbordo fosse parte necessaria della prestazione di trasporto.

Per queste ragioni il motivo non è stato accolto ed affermato il seguente principio di diritto: “nel caso di trasporto di persone effettuato senza soluzione di continuità nell’esecuzione negoziale, come accertata in fatto dal giudice di merito, con trasbordo da un’autovettura a un’altra, previsto dall’unico contratto con l’unico vettore, quest’ultimo risponde dei danni occorsi al soggetto trasportato nel piazzale in cui il trasferimento stesso risulta essere avvenuto, trattandosi di operazione necessaria al servizio reso e facente parte di questo, secondo la presunzione di responsabilità prevista dall’art. 1681, primo comma, cod. civ.”

Anche il secondo motivo è stato dichiarato manifestamente infondato.

“Premesso che la necessità di una sosta nulla dice in ordine alle modalità con cui quella e il conseguente trasbordo debba avvenire, le norme invocate dalla società ricorrente non risultavano essere in alcun modo violate, la Cassazione ha ribadito che, in tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, posto a fondamento degli invocati artt. 115 e 116, cod. proc. civ., opera sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sicché, in questa chiave, la denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudice del merito non configura un vizio di violazione o falsa applicazione di norme processuali, bensì un errore di fatto, che dev’essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione (qui non dedotto), e dunque nei limiti consentiti dall’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. (Cass., 12/10/2017, n. 23940), salva l’inammissibilità di cui all’art. 348 ter, quarto e quinto comma, cod. proc. civ.

La decisione

Ciò posto, la violazione dell’art. 116, cod. proc. civ., è idonea a integrare il vizio di cui all’art. 360, n. 4, cod. proc. civ., solo quando il giudice di merito disattenda il sopra ricordato principio in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all’opposto, valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta a un diverso regime; mentre la violazione dell’art. 115, cod. proc. civ., può essere dedotta come analogo vizio solo denunciando che il giudice ha dichiarato espressamente di non dover osservare la regola contenuta nella norma, ovvero ha giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, e non anche che il medesimo, nel valutare le prove proposte dalle parti, ha finito per attribuire maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre” (Cass., 10/06/2016, n. 11892, Cass., Sez. U., 05/08/2016, n. 16598, pag. 33).

Ebbene, nella fattispecie in esame nulla di tutto ciò era venuto in rilievo. La Corte ha, pertanto, rigettato il ricorso e condannato la ricorrente alla rifusione delle spese processuali alla parte controricorrente.

La redazione giuridica

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