Le condizioni di risarcibilità del danno morale, i presupposti per la personalizzazione del danno e i criteri di calcolo del danno differenziale

Si segnala di questa pregevole sentenza (Tribunale Torino, sez. IV, sentenza n. 2937 del 10 settembre 2020) anche l’interessante disamina del danno psichico e del disturbo alla personalità eziologicamente collegabile all’evento sinistroso piuttosto che peggioramento lieve di tratti di personalità già in parte preesistenti.

La vicenda trae origine da un sinistro stradale avvenuto nel 2013 derivante dall’investimento di un pedone in prossimità delle strisce pedonali. Il pedone riportava lesioni caratterizzate da “trauma cranico commotivo con fratture teca cranica, emorragia sub – aracnoidea, focolai contusivi multipli, trauma contusivo di spalla, ginocchio e mano sinistri in pregressi esiti di frattura scafoidea”.

Il conducente del veicolo deduceva il concorso di colpa del pedone poiché l’attraversamento avveniva in prossimità delle strisce pedonali e in condizioni di insufficiente visibilità causata dal riverbero del sole.

La Compagnia assicurativa eccepiva che nulla fosse più dovuto al pedone poiché lo stesso aveva già incamerato l’importo di € 71.070,30 (menomazione del 20% dell’integrità psico fisica) versata dall’INAIL trattandosi di infortunio in itinere.

Preliminarmente, nel merito del ristoro del danno, il Tribunale di Torino rammenta come la celeberrima sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte n. 26972/2008, abbia definitivamente chiarito che il danno risarcibile in conseguenza di un fatto illecito si distingue in danno patrimoniale e danno non patrimoniale e il secondo va riconosciuto solo nei casi determinati dalla legge, o in virtù del principio della tutela minima risarcitoria spettante ai diritti costituzionalmente inviolabili, nei casi di danno prodotto dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.

Il danno biologico va dunque risarcito in quanto danno non patrimoniale tutelato dall’art. 32 della Costituzione cui è ricollegato l’art. 2059 c.c.

Nella panoramica globale del danno non patrimoniale il Tribunale richiama il decalogo generale svolto dalla Suprema Corte (7513/2018) secondo cui “la lesione della salute risarcibile in null’altro consiste…che nella compromissione delle abilità della vittima nello svolgimento delle attività quotidiane tutte, nessuna esclusa: dal fare, all’essere, all’apparire. Non, dunque, che il danno alla salute “comprenda” pregiudizi dinamico – relazionali dovrà dirsi; ma piuttosto che il danno alla salute è un danno “dinamico – relazionale”.

Posti tali richiami è indiscutibile che la riconduzione della risarcibilità del danno biologico in seno all’art. 2059 c.c., e non più in base al collegamento tra art. 2043 c.c. e 32 Cost., si impone anche -e a maggior ragione- per il danno morale.

Ed è proprio per tale ragione che il danno morale non individua un’autonoma categoria di danno ma descrive, tra i pregiudizi non patrimoniali, quello costituito dalla sofferenza soggettiva; sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini dell’esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento.

Con l’accortezza, precisa il Tribunale, di non liquidare alla vittima un duplice risarcimento in quanto il danno non patrimoniale è una categoria unitaria e omnicomprensiva.

In presenza di un danno alla salute occorre accertare se il grado di invalidità permanente riportato dalla vittima tenga conto anche della sofferenza morale o del dolore fisico e del disagio psichico, ove le conseguenze dannose non patrimoniali esulino e non siano ricomprese nel grado di invalidità permanente come conseguenze indefettibili e inevitabili della menomazione, riconoscere il risarcimento del danno ulteriore riportato dalla vittima, con un aumento del danno biologico a titolo di personalizzazione.

Tale concetto è stato chiarito dalla Suprema Corte (7513/2018) che ha incanalato in due gruppi le conseguenze dannose derivanti dalla lesione alla salute:

  1. conseguenze necessariamente comuni a tutte le persone che patiscono quel particolare tipo di invalidità
  2. conseguenze peculiari del caso concreto, che abbiano reso il pregiudizio patito dalla vittima diverso e maggiore rispetto ai casi consimili.

Entrambe costituiscono danno non patrimoniale: la liquidazione delle prime tuttavia presuppone la mera dimostrazione dell’esistenza dell’invalidità; la liquidazione delle seconde esige la prova concreta dell’effettivo (e maggior) pregiudizio sofferto.

In altri termini: in presenza di un danno alla salute, non costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione di una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico, e di una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perché non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico-legale del grado percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sé, la paura, la disperazione).

Quindi,  ove sia correttamente dedotta ed adeguatamente provata l’esistenza d’uno di tali pregiudizi non aventi base medico-legale, dovranno essere separatamente valutati e liquidati.

La liquidazione va effettuata tenendo conto sia dei pregiudizi patiti dalla vittima nella relazione con se stessa, sia di quelli relativi alla dimensione dinamico-relazionale della vita.

Venendo al caso concreto, la quantificazione effettuata dal Tribunale ha correttamente tenuto conto di tutti i riflessi negativi patiti dal pedone investito, ivi compresi quelli della modificazione della personalità sulla sfera relazionale e delle attività quotidiane della vittima.

Anche il Collegio peritale ha giustamente dato atto che “le relazioni hanno risentito della irritabilità…” e che “la sfera relazionale si è ristretta”. Difatti, prima del sinistro il danneggiato si dedicava ad attività sportive (come confermato anche dai testimoni escussi) non più coltivate; lo stesso ha, inoltre, affermato di “incontrare solo un amico saltuariamente, e di essere in contatto con altri prevalentemente via telefono”.

Il Giudice, quindi, avvalendosi delle Tabelle milanesi 2018, ha liquidato congiuntamente la lesione permanente dell’integrità psicofisica sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali che relazionali.

Il danno non patrimoniale per la lesione del diritto all’integrità psico fisica viene quantificato nell’importo di euro 53.829,50 per l’invalidità permanente (pari alla media dei valore tabellari per il 16 e il 17% di invalidità in un soggetto di anni 30 – età del danneggiato al momento del sinistro) e in complessivi euro 6.760,00 per ITP . Il valore base di euro 98,00 per ciascun giorno di invalidità temporanea è stato aumentato in considerazione dell’importante trauma subito, del lungo ricovero ospedaliero con iniziale prognosi riservata e della temporanea perdita di coscienza.

Viene riconosciuto un incremento del 25% sull’importo di euro 53.829,50 a titolo di personalizzazione in ragione dell’attendibile maggiore affaticamento nello svolgimento della pregressa attività lavorativa (operaio addetto allo stampaggio) e perdita di efficienza a causa di deficit della memoria. Si addiviene all’ammontare complessivo del danno non patrimoniale in euro 74.046,87.

Sulla personalizzazione del danno biologico il Tribunale specifica che la prospettata maggiore affaticabilità nello svolgimento dell’attività lavorativa della vittima risulta confermata dalle risultanze della prova testimoniale da cui è emerso che a causa del sinistro la stessa ha dovuto lasciare il lavoro.

Il danneggiato, inoltre, avendo già ricevuto dall’Inail, sotto forma di rendita mensile una parte del risarcimento ha diritto di percepire esclusivamente il cd. danno differenziale, calcolato secondo i criteri di calcolo indicati dalla Suprema Corte.

I suddetti criteri prevedono che il danno differenziale venga calcolato sottraendo al danno liquidato civilisticamente per ciascuna categoria il corrispondente indennizzo erogato dall’Inail ed è  pertanto liquidato solo nell’ipotesi in cui quest’ultimo sia inferiore e generi una differenza positiva in favore del danneggiato.

Tale principio è stato ribadito di recente (25618/2018) laddove: “In tema di liquidazione del danno biologico differenziale, di cui il datore di lavoro è chiamato a rispondere nei casi in cui opera la copertura assicurativa INAIL in termini coerenti con la struttura bipolare del danno-conseguenza, va operato un computo per poste omogenee, sicché, dall’ammontare complessivo del danno biologico, va detratto non già il valore capitale dell’intera rendita costituita dall’INAIL, ma solo il valore capitale della quota di essa destinata a ristorare, in forza dell’art. 13 d.lgs. n. 38/2000, il danno biologico stesso, con esclusione, invece, della quota rapportata alla retribuzione ed alla capacità lavorativa specifica dell’assicurato, volta all’indennizzo del danno patrimoniale”.

Ineccepibile e pienamente condivisibile la sentenza in commento che ha sviscerato gli indirizzi consolidati in legittimità inerenti i criteri di calcolo del danno differenziale e della personalizzazione del danno.

In particolare, di tutto rilievo la panoramica di inquadramento del danno non patrimoniale che non si è limitata al mero richiamo della pronuncia SS.UU. 26972/2008.

Difatti il Tribunale ha egregiamente spiegato che la riconduzione della risarcibilità del danno biologico nell’ambito della previsione dell’art. 2059 c.c., e non più in base al collegamento tra l’art. 2043 c.c. e 32 Cost.,  si impone anche per la voce di danno morale, la cui definizione di turbamento transeunte cagionato da reato deve ritenersi del tutto superata, sia perché non menzionata nell’art. 2059 c.c. e nell’art. 185 c.p., sia perché carente anche sul piano dell’adeguatezza della tutela considerato che la sofferenza morale non è necessariamente transuente in quanto l’effetto penoso può protrarsi anche per lungo tempo.

Avv. Emanuela Foligno

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