L’ospedale di Livorno è stato condannato dal Tribunale a pagare un maxi risarcimento di mezzo milione di euro per una diagnosi medica errata ai danni di una donna di 38 anni, madre di due figli e residente nella Bassa Val di Cecina.

L’ospedale ha presentato ricorso in appello la cui discussione comincerà a dicembre. Le avrebbero diagnosticato nel 2006 un tumore al seno sinistro e sottoposta subito dopo ad un intervento chirurgico con somministrazione di una terapia incompleta, un vero e proprio errore medico frutto della negligenza.

Dopo l’intervento infatti, l’esame immunoistochimico rivela delle anomalie, la diagnosi dei recettori per estrogeni e progesterone viene erroneamente certificata come negativa, orientando i medici solo sulla terapia chemioterapica. Invece l’esame successivo a riprova del risultato è positivo. L’errore mette in luce la mancata prescrizione della terapia ormonale quando la malattia era gravemente in avanzamento. Oggi la donna per muoversi ha bisogno di un deambulatore e dell’accompagnamento di un’altra persona, la sua situazione è peggiorata notevolmente: ha le metastasi diffuse a livello linfonodale, polmonare e osseo.

La diagnosi errata è chiarita nella sentenza del giudice Nicoletta Marino: «il crollo delle possibilità di guarigione e così anche la perdita di fiducia circa la possibilità di recuperare nel tempo le condizioni pregresse, con conseguente radicale e definitivo mutamento delle condizioni di vita». C’è poi l’aspetto economico, il risultato di calcoli che traducono in cifre il danno biologico e quello patrimoniale per la perdita di «chances» di sopravvivenza o di guarigione. La donna sa bene che i soldi non cambieranno la sua situazione ma almeno avrà la possibilità di lasciare un patrimonio a suoi due figli.

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