La cosidetta “mala sanità” in Italia è un fenomeno di dimensioni immense, che va aggravandosi sempre di più nel tempo e che implica un crescente dispendio di risorse.
Va innanzitutto distinta la mala sanità – dovuta a colpe di vario genere del personale che opera nelle strutture sanitarie a vario titolo – dalla mala organizzazione, legata a gravi carenze strutturali indipendenti dai comportamenti degli operatori ma che in ogni caso determinano danni al paziente. Nel primo caso possiamo citare il caso dell’ortopedico che opera la frattura di femore nell’arto sano o il chirurgo che dimentica la garza nell’addome del paziente; nel secondo caso, ricorderemo il paziente che muore dopo aver girovagato per vari ospedali a causa della mancanza di posti letto, o l’ infermiere che sbaglia terapia perché stremato da turni disumani a causa della carenza di personale.
 
Le principali cause della mala sanità in senso lato sono:

  1. riduzione dei livelli qualitativi del personale: in molte regioni italiane, a cominciare dal Lazio, da anni non vengono banditi concorsi per il personale medico; i Primari di ruolo sono ormai rarissimi, e vengono sostituiti con incarichi temporanei senza valutazione della specifica preparazione; da decenni è stato abolito il concorso nazionale di idoneità a Primario, che rappresentava un filtro severo ed efficace volto alla valutazione della capacità professionale, scientifica e manageriale dei candidati; troppo spesso incarichi e nomine vengono attribuiti in base a considerazioni e criteri che esulano da valutazioni strettamente professionali e vengono decisi in sedi non istituzionali, ecc.
  2. eccessiva superficialità nella gestione dei pazienti, scarsa attenzione ai sintomi, scarso tempo dedicato al colloquio con il paziente e con i parenti,
  3. eccessiva sensibilizzazione da parte dei pazienti e dei famigliari ad errori medici, spesso mai commessi, con richieste di risarcimento o denunce penali basate più su desiderio di vendetta per la morte di un congiunto o su problemi economici personali che non da desiderio di verità e di giustizia;
  4. eccessiva attenzione da parte dei mezzi di comunicazione di massa, che per motivi meramente commerciali “strillano” in prima pagina un presunto errore, effettuando sulle pagine dei giornali e in programmi televisivi inchieste che andrebbero svolte in sedi appropriate;
  5. tagli selvaggi al personale, alle risorse, ai posti letto, tanto pesanti da condizionare la gestione dei reparti, da determinare una grave carenza dell’ offerta rispetto alla domanda, sino a creare una sorta di imbuto per cui le possibilità di ricovero saranno sempre meno delle necessità dei cittadini, da ridurre in maniera inconsulta le risorse ed il personale;
  6. infinite liste di attesa per le prestazioni diagnostiche, con tempi di mesi se non di anni per esami che dovrebbero essere effettuati in poche settimane;
  7. irrigidimento del sistema, eccessiva difesa dei privilegi acquisiti rispetto alla difesa dei diritti dei cittadini, abuso degli strumenti normativi, assenteismo, burocratizzazione della macchina amministrativa;
  8. scarsa preparazione in molti casi della magistratura inquirente, superficialità nella valutazione dei problemi, sciatteria di analisi, incapacità talora di un esame sereno ed obiettivo delle problematiche in essere;
  9. numero eccessivo in Italia di avvocati, che non raramente inducono il cittadino alla denuncia soprattutto civile al fine di sopperire alla propria carenza di clientela;
  10. e su tutto, la crisi economica che sta duramente colpendo molte famiglie, per cui la Sanità troppo spesso viene vista come un bancomat per racimolare qualche soldo di risarcimento.

Prof. Claudio Puoti

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