Un ‘manuale’ messo a punto dall’Organizzazione mondiale della sanità illustra come intervenire di fronte a disturbi mentali, neurologici e dovuti all’uso di sostanze

Nell’ambito del mental health Gap Action Programme (mhGAP), l’Organizzazione mondiale della sanità ha messo a punto una guida agli interventi per disturbi mentali, neurologici e dovuti all’uso di sostanze in strutture sanitarie non specializzate. Uno strumento particolarmente utile soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove circa quattro persone su cinque che necessitano di cure per tali tipologie di problemi non le ricevono.
Le linee Guida (mhGAP-IG), tradotte in italiano grazie ai finanziamenti della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, costituiscono un manuale pratico per operatori sanitari non specializzati al livello primario e secondario di assistenza sanitaria e sono state sviluppate attraverso un intenso processo di revisione delle evidenze scientifiche.
Secondo il programma mhGAP l’attuazione a livello nazionale dovrebbe iniziare dall’organizzazione di una riunione degli stakeholder nazionali, dalla valutazione dei bisogni e dall’identificazione degli ostacoli all’incremento della disponibilità dei trattamenti. Ciò dovrebbe sfociare nella preparazione di un piano d’azione per l’incremento della disponibilità dei servizi, per la difesa dei diritti, per lo sviluppo delle risorse umane e la riqualificazione delle stesse (task shifting), per la risoluzione di problemi di budget e di finanziamento, per lo sviluppo di un sistema informativo per i disturbi prioritari e per le attività di valutazione e monitoraggio.
Il secondo step va attuato a livello distrettuale con una serie di riunioni di coordinamento, attraverso le quali gli operatori sanitari di dell’area vengono informati sul programma, e prendono consapevolezza che Linee Guida mhGAP rappresentano uno strumento semplice, applicabile nel loro contesto e ben integrabile nel sistema sanitario. Deve essere prevista una formazione iniziale, – organizzata in maniera tale da non interrompere l’erogazione dei servizi sanitari in corso – oltre a una supervisione continua.
Nella guida si spiega come sia essenziale definire l’importanza della terapia per la persona, così come la sua disponibilità a partecipare alla cura. E’ necessario fissare gli obiettivi per il trattamento della persona interessata e creare un piano terapeutico che rispetti le sue preferenze di cura , così come eventualmente quelle del familiare o accompagnatore che la segue.
Occorre poi l’elaborazione di un piano per dare continuità ai trattamenti e per costruire un follow-up. Il paziente deve essere informato della durata prevista del trattamento e dei potenziali effetti collaterali della terapia, così come delle eventuali terapie alternative, dell’importanza dell’aderenza al programma terapeutico, e della probabile prognosi. Fondamentale inoltre l’aspetto comunicativo con la risposta alle domande e preoccupazioni della persona rispetto al trattamento e l’informazione realistica circa le speranze di un miglioramento e di una ripresa.
Sono previsti anche interventi psicosociali avanzati forniti settimanalmente per alcuni mesi, sia individualmente che in gruppo, da specialisti appositamente formati o da operatori sanitari non specializzati, ma formati e supervisionati. Il Programma prevede poi undici moduli: depressione moderata-grave; psicosi; disturbi bipolari; epilessia/crisi epilettiche; disturbi dello sviluppo; disturbi comportamentali; demenza; uso di alcool e disturbi dovuti all’uso di alcool; uso di droghe e disturbi dovuti all’uso di droghe; autolesionismo/suicidio; altri sintomi emotivi importanti o sintomi somatici non spiegabili da una condizione medica generale.

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