Dolore toracico e morte dopo le dimissioni volontarie, nessun risarcimento se il medico ha seguito i protocolli

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La Corte di Cassazione (Sezione Quarta Penale) fa il punto sui limiti della responsabilità medica di fronte al rifiuto delle cure e sulle regole di giudizio dell’azione civile in sede penale (criterio del “più probabile che non”).

Un medico di Pronto Soccorso non può essere ritenuto responsabile, né penalmente né civilmente, per il decesso improvviso di un paziente che, giunto in ospedale per un dolore toracico, decida di firmare le dimissioni volontarie prima di aver atteso l’esito degli esami, qualora il sanitario abbia agito nel pieno rispetto dei protocolli operativi e non vi siano indicatori anamnestici di un rischio imminente. A ribadirlo è la Corte di Cassazione, Quarta Sezione Penale, con una recente sentenza che ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei familiari di una donna tragicamente deceduta per fibrillazione ventricolare (Corte di Cassazione, quarta penale, sentenza 30 luglio 2026, n. 28897).

Il caso clinico e la vicenda processuale

La vicenda trae origine dall’accesso in Pronto Soccorso di una donna che lamentava dolori al petto e al braccio sinistro. Il personale infermieristico la sottoponeva immediatamente a un elettrocardiogramma (ECG), risultato privo di anomalie. Il medico…

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