Dormivano di notte mentre erano di guardia, tre sanitari licenziati

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Provvedimento disciplinare dell’Ausl di Bologa nei confronti di due infermieri e un Oss che, secondo l’ipotesi accusatoria, dormivano di notte mentre erano di guardia

Due infermieri e un operatore socio sanitario in servizio presso l’ospedale Maggiore di Bologna sono stati licenziati dall’Ausl del capoluogo emiliano. Si tratta, nello specifico di due uomini e una donna, che, secondo l’accusa, dormivano di notte mentre erano di guardia nel reparto di Medicina. La notizia è riportata dall’edizione locale di Repubblica.

In base a quanto ricostruito il provvedimento sarebbe arrivato a conclusione di una inchiesta interna durata cinque mesi. Secondo quanto appurato i sanitari sarebbero rimasti chiusi in una stanza del nosocomio anziché prendersi cura delle persone ricoverate.

Le indagini sarebbero scattate su segnalazione di altri dipendenti della struttura.

Lo scorso gennaio, infatti, un anziano paziente avrebbe suonato il campanello per la necessità di andare in bagno. Non arrivando nessuno, si sarebbe quindi rivolto al centralino che, a sua volta, avrebbe dirottato la chiamata al Pronto soccorso.

I colleghi dell’emenrgenza, preoccupati,  avrebbero quindi deciso di capire cosa fosse successo, ma una volta giunti in reparto avrebbero scoperto che i tre dormivano durante il turno di guardia.

Per Chiara Gibertoni, la direttrice generale dell’Ausl,  “quello che è successo è molto grave, tutti e tre avevano abbandonato i pazienti. Non ci sono ombre sull’accaduto, agli atti dell’azienda risultano coerenti tutte le testimonianze. I dipendenti devono svolgere una sorveglianza attiva durante l’orario di lavoro”.

I diretti interessati, tutti di età compresa fra i 30 e i 40 anni, si sono difesi sostenendo che non stavano dormendo, bensì seguivano le notizie del cellulare.

“Quanto accaduto è molto grave” afferma il presidente dell’ordine degli infermieri di Bologna Pietro Giurdinella. “È positivo che il sistema sia stato capace di verificare e sanzionare i responsabili. Ora anche l’Ordine dovrà aprire una fase istruttoria ed accertare sotto il profilo deontologico fatti gravi anche perché mettono in cattiva luce un sistema nel quale – a livello provinciale – lavorano quotidianamente, con dedizione e impegno, più di 8 mila infermieri.”

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