Si è concluso a Bari il processo di primo grado sulla morte di un uomo di 69 anni, morto per una emorragia non diagnosticata dopo un intervento per colecisti

Due medici sono stati condannati per omicidio colposo alla pena (sospesa) di otto mesi di reclusione nell’ambito del processo di primo grado sulla morte di un ex dirigente della Regione Puglia di 69 anni, ricoverato all’ospedale San Paolo di Bari e deceduto a causa di una emorragia non diagnosticata dopo un intervento per colecisti. Assolto, invece, “perché il fatto non costituisce reato” un terzo camice bianco finito a giudizio.

Il fatto risale al novembre del 2013. In base a quanto denunciato dalla moglie della vittima l’uomo era stato sottoposto ad intervento chirurgico di colecistectomia per via laparoscopica presso il nosocomio del capoluogo pugliese. Nelle 48 ore successive all’intervento – raccontava la donna sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno – il paziente sarebbe stato in una situazione di sofferenza crescente ma il personale sanitario avrebbe rassicurato i familiari affermando che era tutto era nella norma e che si trattava di un disturbo vagale.

Solamente quando l’uomo aveva telefonato al chirurgo che l’aveva operato sarebbe stato finalmente sottoposto ad esami ematici urgenti e, quindi, sottoposto a tac.

All’esito di tali accertamenti, a due giorni dalla colecistectomia, era quindi stato sottoposto ad un secondo intervento chirurgico in laparotomia ma a quel punto l’emorragia era già in stato avanzato non lasciando scampo al paziente.

A conclusione del procedimento di primo grado, il giudice monocratico ha anche condannato la Asl di Bari, responsabile civile, e gli imputati ritenuti responsabili al risarcimento danni nei confronti dei figli della vittima, costituiti parti civili.

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