Respinto il ricorso di una donna a cui era stato negato, in sede di merito, il risarcimento del danno patito a seguito di una caduta dovuta a una buca presente sul marciapiedi

Aveva convenuto in giudizio il Comune di residenza per sentirlo condannare al risarcimento dei danni patiti a seguito di una caduta dovuta a una buca presente sul marciapiede. Nel contraddittorio era stata acquisita una CTU ed escussa una prova testimoniale, all’esito delle quali il Giudice di Pace aveva qualificato la fattispecie nel quadro dell’art. 2043 c.c., accertando la responsabilità dell’ente per aver omesso di svolgere la manutenzione della strada e per non aver segnalato la buca, condannandolo a risarcire la danneggiata dell’importo di € 3.891,97, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

Il Tribunale adito in appello dal Comune aveva ribaltato la decisione di primo grado ritenendo che la buca fosse ben visibile e che il comportamento disattento della danneggiata costituisse scriminante la responsabilità della P.A. ai sensi dell’art.2051 c.c. Il Giudice aveva dunque sussunto la fattispecie nel quadro dell’art. 2051 c.c., ritenendo possibile il concreto controllo e la vigilanza della P.A. sul bene, ed aveva ritenuto, con riguardo al riparto dell’onere della prova, ed in linea con la consolidata giurisprudenza di legittimità che, per vincere la presunzione di responsabilità dell’ente custode, la prova del fortuito fosse integrata dal fatto colposo della danneggiata.

Nel ricorrere per cassazione la danneggiata eccepiva che la sentenza impugnata, pur dando conto della diversità tra i presupposti dell’art 2043 c.c. e dell’art. 2051 c.c, avrebbe contraddittoriamente, da un lato, sussunto il caso sotto l’art. 2051 c.c., dall’altro affermato la carenza di prova per non avere la danneggiata dimostrato la non visibilità e la non prevedibilità dell’insidia, rappresentata dalla buca insistente sul marciapiedi. Inoltre, il Tribunale, pur dichiarando di voler applicare i principi di cui all’art. 2051 c.c., non avrebbe tenuto conto delle prove raccolte in relazione allo stato dei luoghi in cui il sinistro si era verificato, ossia un marciapiedi aperto al pubblico transito, non adeguatamente transennato, privo di qualsivoglia segnaletica atta ad indicare all’utenza la presenza della buca, di forma circolare, profonda ma non particolarmente grande.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 17903/2019, ha ritenuto i motivi inammissibili.

Per i Giudici del Palazzaccio la sentenza impugnata era immune da tutte le pretese censure sollevate perché aveva correttamente applicato l’art. 2051 c.c., nel solco della giurisprudenza consolidata della Cassazione. In particolare, il giudice a quo, sussunta correttamente la fattispecie sotto l’art. 2051 c.c., aveva ritenuto che il Comune custode della strada avesse fornito la prova del caso fortuito, integrato dal comportamento della danneggiata che, in presenza di una cosa potenzialmente pericolosa, non aveva posto in essere tutte le cautele che sarebbero state esigibili in relazione alle condizioni di luogo, di tempo e di visibilità dei luoghi, con ciò interrompendo il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all’ente e l’evento dannoso.

La sentenza si poneva dunque in continuità con la giurisprudenza consolidata di legittimità secondo la quale l’ente proprietario d’una strada aperta al pubblico transito risponde ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., per difetto di manutenzione, dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo che si accerti la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo. Nel compiere tale ultima valutazione – hanno sottolineato da Piazza Cavour –  “si dovrà tener conto che, quanto più questo è suscettibile di essere previsto e superato attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più il comportamento della vittima incide nel dinamismo causale del danno, sino ad interrompere il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all’ente e l’evento dannoso”.

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