L’autopsia avrebbe rivelato che gli organi del paziente, deceduto lo scorso mese dopo un ricovero all’ospedale di Eboli, sarebbero stati compromessi da una infezione nosocomiale

Sarebbe stata una “insufficienza di più organi per stato settico” determinata da una infezione nosocomiale a uccidere un 72enne della provincia di Salerno, morto lo scorso mese all’ospedale Cotugno di Napoli. In base a quanto ricostruito dagli organi di stampa locali l’uomo era stato ricoverato lo scorso 11 agosto nel nosocomio di Eboli dopo un incidente domestico;  era caduto da una scala mentre stava montando dei pannelli solari all’esterno della sua abitazione.

Giunto in Pronto soccorso era stato trasferito in radiologia, per accertare le lesioni e la presenza di eventuali fratture, poi in neurologia a causa del trauma cranico riportato. Quindi sarebbe stato portato nel reparto di medicina e infine in Rianimazione, prima di essere trasferito nel capoluogo partenopeo dove, secondo i medici del Cotugno sarebbe arrivato già in stato di coma, per poi morire a distanza di poche ore.

La denuncia dei familiari aveva portato all’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Napoli, poi trasferita per competenza a Salerno.

Gli accertamenti disposti dalla magistratura hanno confermato che la causa del decesso sarebbe da attribuire a un’infezione nosocomiale. In particolare – secondo i periti incaricati di eseguire l’esame  autoptico – sarebbero due i batteri ad aver compromesso gli organi del paziente: il Clostridium e l’Acinetobacter. L’inchiesta non vede al momento indagati.

Le precisazioni della Direzione sanitaria

Sulla vicenda è intervenuta la Direzione del presidio ospedaliero di Eboli evidenziando in una nota, anche in relazione ad altri due casi denunciati,  i risultati negativi per Acinetobacter baumanii e Clostridium difficile dei prelievi straordinari di monitoraggio microbiologico effettuati il 18 e il 21 settembre presso I’UOC di Medicina Generale e i risultati negativi dei prelievi ordinari eseguiti nelle aree critiche relativi al mese di luglio 2020. Circostanza che ha consentito di ripristinare la regolare attività di ricovero e assistenza.

Dalla struttura fanno sapere che, “in accordo con la Responsabile aziendale della Sicurezza dei pazienti e gestione Rischio Clinico, sono state adottate tempestivamente le precauzioni standard, le precauzioni da contatto e l’isolamento spaziale/cohorting dei pazienti di tali reparti ma, nonostante tali procedure, in Medicina sulle superfici del “letto paziente 1 stanza 5” è stata rilevata la presenza di Anaerobi solfito riduttori (Clostridium perfrigens) in quantità < 0,4 UFC/cm2 (v.n. 0,013-0,7)”.

Nelle nota si recisa poi che “le infezioni da A. baumannil, patogeno opportunista, rappresentano circa l’80% delle infezioni da Acinetobacter e si verificano in pazienti ospedalizzati e/o con gravi patologie (Rianimazioni)”, mentre “il Clostridium difficile, che vive come commensale nell’apparato intestinale, è causa frequente in ambiente ospedaliero (Geriatrie) di infezioni nei pazienti immunodepressi e/o defedati, sottoposti a terapie antibiotiche-chemioterapiche-immunosoppressive e con ripetuti ricoveri in strutture sanitarie”.

In conclusione  per la dirigenza del nosocomio le infezioni da Clostrudium denunciate ad Eboli sarebbero da interpretare “come comunitarie per 1 caso e come nosocomiali negli altri 2 casi, che si sarebbero presumibilmente contagiati in ospedale (entro le 72 ore dal ricovero), ma la cui gestione del setting assistenziale è stata realizzata secondo i protocolli previsti”.

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