Secondo il Pm entrambi i professionisti avrebbero commesso degli errori decisivi, in fasi diverse, per le sorti di una mamma e della sua bambina, morte dopo il parto a Roma nel novembre del 2019

Nel corso di un’ecografia svolta a una gestante alla 22esima settimana di gravidanza non avrebbe rilevato la presenza della placenta previa centrale. L’individuazione della complicazione avrebbe consentito al medico di disporre degli esami ad hoc indispensabili al collega ginecologo per approntare la terapia da seguire in questa situazione; in particolare, secondo il Pubblico ministero titolare del fascicolo, la pianificazione di un parto d’emergenza eseguito da un team composto da personale specializzato. Sono queste le contestazione mosse dalla Procura di Roma, a chiusura della indagini preliminari, a un camice bianco di un nosocomio della Capitale che rischia di finire a giudizio per il duplice omicidio colposo di mamma e figlia, morte dopo il parto nel novembre del 2019, a distanza di 9 giorni l’una dall’altra.

La prima a perdere la vita è stata la mamma, il 5 novembre, due ore dopo il parto.

La piccola, invece, è deceduta il 14 novembre a causa – riferisce il Corriere della Sera – delle conseguenze riportate nel corso del parto inadeguato.

La vicenda vede indagato anche un secondo medico, la cui posizione riguarda solamente il decesso della mamma. Quest’ultimo avrebbe commesso un errore decisivo per la vita della gestante disponendo di procedere con un parto cesareo nonostante la complicazione dovuta alla placenta previa imponesse di attendere. Secondo il Pm, infatti, “le linee guida, in casi come questo, raccomandano di attendere un periodo di osservazione intraoperatoria per constatare l’eventuale distacco spontaneo della placenta”.

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