Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 05-07-2016) 22-09-2016, n. 39331

La pronuncia è giunta di recente dai giudici della II Sezione Penale della Cassazione, i quali allineandosi alla giurisprudenza maggioritaria in materia hanno affermato che “il delitto di maltrattamenti in famiglia esiste anche in danno di persona non convivente o non più convivente con l’agente, quando quest’ultimo e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione” (Cass. sez. 6, n. 33882 dell’ 08/07/2014 Rv. 262078; Cass. sez. 2, n. 30934 del 23/04/2015, Rv. 264661).

Del pari si ritiene che il reato persiste anche in caso di separazione legale tenuto conto del fatto che tale stato, pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e fedeltà, lascia tuttavia integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale nonchè di collaborazione.

Pertanto, poichè la convivenza non rappresenta un presupposto della fattispecie in questione, la separazione non esclude il reato di maltrattamenti quando l’attività persecutoria si valga proprio o comunque incida su quei vincoli che, rimasti intatti a seguito del provvedimento giudiziario, pongono la parte offesa in posizione psicologica subordinata o comunque dipendente” (Cass. sez. 6, n. 282 del 26/01/1998, Rv.210838).

Il caso era quello di un uomo, già condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni dell’ex convivente. I due, in verità, erano separati e non più conviventi da tempo; a detta della difesa, sarebbe pertanto, venuto meno uno dei presupposti essenziali per la configurazione del reato.

Non sono d’accordo, tuttavia, i giudizi della Cassazione, i quali, al contrario, chiariscono che (…) il consorzio familiare, inteso come nucleo di persone legate da relazioni di reciproco rispetto ed assistenza, sopravvive alla cessazione della convivenza e, financo, alla separazione. Tale interpretazione resiste alla novella che ha interessato l’art. 612 bis c.p. che, nel prevedere una forma aggravata del reato di atti persecutori ove questi siano rivolti nei confronti del coniuge separato, genera un concorso apparente di norme con il reato previsto dall’art. 572 c.p. ogni volta che, come nel caso di specie, gli atti di maltrattamento sono rivolti nei confronti del coniuge separato; conflitto da risolversi facendo ricorso al principio di specialità espressamente richiamato dalla clausola di sussidiarietà contenuta nell’incipit dell’art. 612 bis c.p..

Non vi sono dubbi allora: esiste il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in presenza di separazione e cessazione della convivenza.

 Avv. Sabrina Caporale

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