Presentati dall’ISS i dati del Rapporto Nazionale sul fumo 2016. Torna a crescere il numero di consumatori di sigarette elettroniche

Non cala in Italia il numero di fumatori. E’ rimasta quasi invariata, infatti, la percentuale dei consumatori di bionde rispetto al 2015: sono 11,5 milioni, circa il 22% della popolazione, rispetto ai 10,9 milioni (il 20,8%) del 2015. E’ il dato principale che emerge dal Rapporto Nazionale sul Fumo 2016 elaborato dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità. I dati saranno presentati nel corso del Convegno “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco.

“Si conferma anche quest’anno un trend che andiamo osservando oramai da 8 anni – spiega Roberta Pacifici, Direttore dell’Osservatorio  – ovvero che la prevalenza di fumatori in Italia rimane pressoché invariata, al di là di piccole oscillazioni percentuali scarsamente significative: in particolare, registriamo una lieve crescita nella prevalenza dei fumatori di entrambi i sessi, con un aumento più marcato negli uomini rispetto alle donne. Ciò che sta cambiando sono le modalità di consumo. Quasi l’ottanta percento degli utilizzatori di sigarette elettroniche – aggiunge la Pacifici – usa anche sigarette tradizionali – un dato questo, che merita una riflessione alla luce del fatto che la maggior parte di queste contengono nicotina”.

Il consumo di e-cig, dopo un sostanziale dimezzamento tra il 2014 e il 2015, torna a toccare punte del 4% di utilizzatori nella popolazione. I dati 2016, infatti, rilevano valori percentuali simili a quelli registrati nel 2013 (4,2%), contro l’1,1% dello scorso anno: “Sebbene non ci siano ancora riscontri scientifici sufficienti sulla sicurezza e l’efficacia di questo strumento nella disassuefazione alle abitudini al fumo – spiega il Prof. Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – la ripresa del consumo di questi articoli sottolinea la necessità di un attento e ulteriore monitoraggio del fenomeno e di rigorosi studi clinici sul loro utilizzo”.

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