Accolto il ricorso dei genitori di un’alunna che si erano visti respingere la domanda di risarcimento avanzata nei confronti del MIUR per le gravi lesioni all’occhio patite dalla figlia a causa del comportamento di un compagno di scuola

Con l’ordinanza n. 8811/2020 la Suprema Corte si è pronunciata sul ricorso presentato dai genitori di una minore contro il rigetto, da parte dei giudici del merito, dell’istanza di risarcimento avanzata nei confronti del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, per i danni subiti dalla figlia a seguito di un episodio di violenza verificatosi nel cortile della scuola durante l’attività ricreativa. Nello specifico  la ragazza, “avvicinatasi ad un cestino di metallo per gettare un oggetto, era stata avvicinata da altro allievo che aveva chiuso violentemente il coperchio in metallo” colpendola all’altezza dell’occhio, che subiva gravi lesioni.

La Cassazione ha ricordato che è principio recepito nella giurisprudenza di legittimità che l’ammissione dell’allievo a scuola determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché non venga arrecato danno agli alunni in relazione alle circostanze del caso concreto: da quelle ordinarie, tra le quali l’età degli alunni, che impone una vigilanza crescente con la diminuzione dell’età anagrafica; a quelle eccezionali, che implicano la prevedibilità di pericoli derivanti dalle cose e da persone, anche estranee alla scuola e non conosciute dalla direzione didattica, ma autorizzate a circolare liberamente per il compimento della loro attività.

Gli Ermellini hanno inoltre precisato che incombe all’amministrazione scolastica rispondere del fatto illecito commesso dagli allievi minori sottoposti alla sua vigilanza, e di tale responsabilità speciale si libera “soltanto se prova di non aver potuto impedire il fatto” (c.d. responsabilità aggravata).

Al riguardo, sempre la giurisprudenza di legittimità chiarisce che incombe sull’allievo l’onere della prova dell’illecito commesso da altro allievo, quale fatto costitutivo della sua pretesa, mentre è a carico della scuola la prova del fatto impeditivo, e cioè dell’inevitabilità del danno nonostante la predisposizione, in relazione al caso concreto, di tutte le cautele idonee a evitare il fatto.

Da li la decisione della Suprema Corte di accogliere le doglianze dei ricorrenti, rinviando il caso alla Corte di appello, in diversa composizione, per un nuovo esame.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

INCIDENTE A SCUOLA: AMMESSA L’AZIONE CONTRO L’ASSICURAZIONE DELL’ISTITUTO

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui