Nella procedura di risarcimento diretto, che si pone in alternativa a quella prevista dall’art. 148 C.d.A., l’omesso invio della lettera di richiesta danni causati da incidente stradale all’impresa di assicurazione dell’altro veicolo coinvolto non costituisce causa di improcedibilità poiché non sussiste un obbligo legale ma un onere meramente informativo.

La vicenda è esaminata dal Tribunale di Firenze in qualità di Giudice d’Appello (Seconda Sezione Civile, Sentenza n. 1784/2020) avverso l’impugnazione della sentenza emessa dal Giudice di Pace di Firenze inerente un incidente stradale tra due veicoli.

Dopo il sinistro le parti sottoscrivevano il modulo CID, dal quale risultava che il veicolo Opel tamponava il veicolo che lo precedeva causandogli danni materiali.

La proprietaria del veicolo tamponante si costituiva in giudizio ed eccepiva l’improponibilità dell’azione in quanto era stato omesso l’invio della richiesta di risarcimento per l’incidente stradale all’impresa di assicurazione del veicolo danneggiante.

Il Giudice di Pace con Ordinanza respingeva l’eccezione di improcedibilità della domanda e il giudizio proseguiva attraverso C.T.U. e interrogatorio formale.

Il giudizio di prime cure si concludeva con la declaratoria di improponibilità della domanda per mancato invio della raccomandata all’Impresa di Assicurazione del danneggiante, come previsto dall’art. 145 C.d.A.

Ricorrendo in appello viene lamentata la violazione dell’art. 279 c.p.c. in quanto il Giudice non considerava l’Ordinanza emessa nel corso del procedimento che respingeva l’ipotesi di improponibilità della domanda.

L’Ordinanza, viene sostenuto nel motivo di appello, ha la stessa natura della Sentenza, perché inerente una questione pregiudiziale che poteva definire il giudizio ed, in mancanza di tempestiva impugnazione e riserva di appello, non era più rivedibile né dal decidente di prime cure né dal giudice di grado superiore .

Il Tribunale di Firenze ritiene fondata la doglianza.

Difatti, sull’argomento, la Suprema Corte ha statuito che: “I provvedimenti che, ai sensi dell’art. 279 c.p.c., contengono una statuizione di natura decisoria (sulla giurisdizione, sulla competenza, ovvero su questioni pregiudiziali del processo o preliminari di merito) anche quando non definiscono il giudizio, ancorché qualificati ordinanza, vanno considerati sentenze non definitive, con la conseguenza che la statuizione ivi contenuta non può essere, neppure implicitamente, revocata o modificata dalla sentenza (definitiva), atteso che il frazionamento della decisione comporta l’esaurimento del potere giurisdizionale per la parte della controversia decisa con la sentenza interlocutoria, ancorché avente forma di ordinanza” (Cass., 4 -02 -2005, N. 2237; si vedano, inoltre , Cass., 20 -12 -2005, N. 28233; Cass., 22 -11 -2003, N. 17780; Cass., 16 -02 -1993, N . 1931 ; Cass., 7 -07 -1988, N . 4506).

Egualmente, sottolinea il Tribunale, la giurisprudenza è consolidata nel ritenere che non può valere a conferire natura di sentenza ad un provvedimento la circostanza che, all’unico fine dell’adozione delle disposizioni circa l’ulteriore corso del procedimento, il giudice prenda in esame questioni attinenti a detti presupposti e condizioni o a profili di merito, restando dette questioni comunque soggette al successivo riesame dello stesso giudice in sede decisoria (v d., in tal senso, Cass. Civ. N . 6454 /1996, Cass. Civ. N. 6278/1984; Cass. Civ. N . 5490/1984).

Occorre, dunque verificare caso per caso in concreto se le statuizioni rese in corso di causa abbiano contenuto decisorio o se siano meramente funzionali a dettare disposizioni in ordine all’ulteriore corso del procedimento.

Dall’esame del procedimento tenutosi dinnanzi al Giudice di Pace, risulta che il Giudice depositava un’Ordinanza che respingeva l’eccezione di improponibilità motivando: “considerato che, nel caso in esame, l’azione prescelta dall’attore appartiene al novero delle procedure ex art. 149 C.d.A. (procedura di indennizzo nei confronti del garante la r.c.a. del danneggiato) che si pone in alternativa a quella prevista dall’art. 148 C.d.A., l’omesso invio della lettera di richiesta di danni all’impresa di assicurazione dell’altro veicolo coinvolto non può costituire causa di improcedibilità poiché non sussiste un obbligo legale ma un onere meramente informativo”.

Il Tribunale ritiene che tale provvedimento ordinatorio abbia la veste formale di ordinanza, ma natura di sentenza non definitiva, in quanto il tenore letterale del provvedimento rivela il carattere intrinsecamente decisorio delle statuizioni .

Ne consegue che tale Ordinanza fosse soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione e che, in mancanza, passasse in giudicato.

Quindi il Giudice di prime cure non poteva riesaminare con la sentenza definitiva la medesima questione né può farlo il Giudice d’Appello.

La sentenza impugnata è pertanto nulla per aver pronunciato nuovamente e diversamente sull’eccezione di improponibilità della domanda  violando  il giudicato interno originante dalla sentenza non definitiva.

Sulla domanda risarcitoria il Tribunale rileva l’allegazione del modulo CID sottoscritto dalle parti in seguito all’incidente stradale e deponente per la completa responsabilità dell’evento al veicolo tamponante e ribadisce che la sottoscrizione da parte di entrambi i conducenti della constatazione amichevole d’incidente, determina una presunzione iuris tantum , valida fino a prova contraria, del fatto che il sinistro si sia verificato con le modalità ivi indicate: tale presunzione può essere, pertanto, superata sol che il Giudice del merito ne spieghi le ragioni (Cass. Civ., VI, 6/12/2017, N. 29146).

Il Tribunale di Firenze dichiara nulla la sentenza di primo grado e compensa integralmente le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

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