Nell’opposizione alla CTU del procedimento previdenziale è necessario indicare quali sono le contestazione dirette e specifiche ad evidenziare l’errata valutazione del Consulente (Tribunale di Agrigento, Sez. Lavoro, sentenza n. 104/2021 del 3 febbraio 2021)

Il beneficiario della previdenza di invalidità civile, a seguito di contestazioni alle conclusioni formulate dal CTU in sede di Accertamento Tecnico Preventivo, presenta opposizione invocando la sussistenza delle condizioni sanitarie ai fini dell’accertamento dell’invalidità civile legittimanti il riconoscimento della indennità di accompagnamento e dello status di portatore di handicap ex art. 3 comma 3 L.104/92, negate dal CTU nella precedente fase.

Si costituisce in giudizio l’Inps chiedendo il rigetto del ricorso.

Il Tribunale preliminarmente evidenzia che l’ATP ha come esclusivo oggetto il vaglio del requisito sanitario e così anche la fase di opposizione.

Al riguardo la Suprema Corte ha ribadito che il procedimento per ATP ha ad oggetto soltanto l’accertamento del requisito sanitario e ha osservato, con riferimento alla fase dell’opposizione, che: “Se invece una delle parti contesti le conclusioni del CTU, si apre un procedimento contenzioso, con onere della parte dissenziente di proporre ricorso al giudice, in un termine perentorio, un ricorso in cui, a pena di inammissibilità, deve specificare i motivi della contestazione”.

Ciò posto, la CTU ha concluso ritenendo che il ricorrente, in assenza di deficit fisici o psichici che rendano necessari l’assistenza continua, non presenti le condizioni per il riconoscimento della indennità di accompagnamento, essendo in grado di deambulare autonomamente e provvedere alla propria igiene personale, cosi come non sono presenti le condizioni che rendano necessari assistenza permanente continuativa e globale meritevoli per il riconoscimento dei benefici di cui all’art. 3 comma 3 L. 104.

Il ricorrente ha contestato l’esito del suddetto accertamento sanitario ma, a fronte delle precise ragioni che hanno indotto il C.T.U. alle conclusioni rassegnate, si è limitato a non condividerne le valutazioni elencando le patologie sofferte e ritenendo che dovessero riconoscersi le prestazioni richieste senza tuttavia specificare quali fossero le contestazione specifiche sollevate alla CTU dirette ad evidenziare che le stesse, ove esattamente valutate, avrebbero inciso sul complesso invalidante.

Tale genericità, non sono idonee a mettere in discussione le conclusioni della Perizia, che ha evidenziato in modo coerente l’esatta obiettività clinica delle patologie a carico di parte ricorrente.

Per tali ragioni viene declarato inammissibile il ricorso.

Il ricorrente, rimasto soccombente, non viene condannato al pagamento delle spese processuali avendo formulato la dichiarazione di cui al novellato art. 152 disp. att. c.p.c..

Conseguentemente le spese di lite vengono poste a carico dell’Erario dello Stato e quelle di CTU della fase di Accertamento Tecnico Preventivo vengono poste a carico dell’Inps.

Avv. Emanuela Foligno

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