Non costituisce requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del beneficio dell’indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato all’assistito

“In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda amministrativa, di cui all’art. 443 c.p.c., non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’INPS o l’uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura, anche amministrativa, si svolga regolarmente”. Lo ha chiarito la Cassazione con la ordinanza n. 12549/2020 pronunciandosi sul ricorso presentato dall’Inps nell’ambito di un contenzioso con una cittadina relativo al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, con decorrenza dalla domanda amministrativa.

Il tribunale aveva provveduto ad espletare l’accertamento medico legale che aveva riconosciuto la sussistenza delle condizioni medico legali utili alla concessione del beneficio, anche rilevando la idoneità della domanda amministrativa proposta pur in assenza della “crocetta” relativa alla specifica prestazione.

L’Inps, nel rivolgersi alla Suprema Corte, rilevava che la sentenza impugnata avesse erroneamente riconosciuto l’indennità di accompagnamento in mancanza di idonea certificazione allegata alla domanda amministrativa, censurando l’adeguatezza della documentazione rispetto alla prestazione domandata.

L’Istituto deduceva che l’assistito avesse in origine presentato domanda amministrativa utilizzando i moduli predisposti dall’Inps; a detta del ricorrente, la circostanza che il medico non avesse “spuntato” nel certificato, allegato alla domanda, la casella riguardante la condizione dell’assistito di non essere in grado di deambulare o di compiere gli atti quotidiani della vita, rendeva improcedibile il ricorso non essendo stata individuata la prestazione richiesta.

I Giudici Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di rigettare il motivo di doglianza proposto specificando che “non costituisce requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del beneficio dell’indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato all’assistito dal medico curante, non potendo l’istituto previdenziale introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.”.

Il ragionamento seguito dalla Cassazione evidenzia la discrasia esistente tra disposizione legislativa dispositiva di una generale necessità di attestazione della infermità invalidanti nella domanda amministrativa proposta e la specifica richiesta dell’Inps di “barrare”, nel modulo predisposto, l’indennità di accompagnamento ovvero le condizioni che ne impongano il riconoscimento. La estraneità di quest’ultima circostanza al dettato normativo deve far quindi escludere che “l’istituto previdenziale (possa) introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.”.

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