Infezioni chirurgiche ospedaliere, tra rischi e prevenzione

0

In un incontro tenutosi a Milano sulle infezioni chirurgiche ospedaliere sono state avanzate proposte per prevenirle

“L’innovazione tecnologica contro le infezioni chirurgiche ospedaliere ” è il titolo dell’incontro che si è tenuto a Milano per affrontare il tema delle infezioni correlate all’assistenza (Ica).
Un problema serio e molto diffuso, nonché l’evento avverso più frequente in sanità.

Le infezioni chirurgiche ospedaliere rappresentano la complicanza più grave nella cura dei pazienti ricoverati.

È bene ricordare, poi, che in Italia non esiste un sistema stabile di sorveglianza su questo tipo di infezioni.
Sono però stati condotti numerosi studi sulla base dei quali si stima che ogni anno circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera.
In particolare, dei 450-700 casi all’anno, molti sono di infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi.

Il 32% delle infezioni è un’infezione chirurgica (Ssi) conseguenza di interventi chirurgici e terapeutici più complessi in pazienti metabolicamente e immunologicamente più compromessi.

A dirlo è Marco Montorsi, responsabile di Unità operativa Chirurgia generale digestiva Humanitas research hospital e presidente della Società italiana di chirurgia.

Ma quali sono gli interventi in cui le infezioni chirurgiche ospedaliere incidono di più?

“In generale – spiega Montorsi – sono gli interventi di chirurgia oncologica addominale complessa che prevedono sezioni intestinali a essere maggiormente a rischio di Ssi”.
Enrico Opocher, direttore del reparto di Chirurgia epato-bilio-pancreatica e digestiva dell’Ospedale San Paolo di Milano, sostiene che le infezioni chirurgiche sono circa il 25% di tutte le infezioni ospedaliere.
Ma sono anche le più gravi, perché veicolo di complicanze severe.
Esistono raccomandazioni di varie società, in particolare dell’Oms, riguardo ciò che bisogna fare per prevenire tali infezioni, sottolinea Opocher, ma tutto ruota attorno a quello che succede in sala operatoria.
“Queste raccomandazioni – afferma Opocher – riguardano per esempio il corretto utilizzo degli antibiotici”.
Ormai si sa che questi non devono essere più utilizzati nel post-operatorio ma solo all’atto dell’intervento chirurgico. Così come sono importanti anche la sanificazione e i flussi d’aria nelle sale operatorie.
Per Opocher, se tutte queste raccomandazioni fossero accuratamente seguite si potrebbero ridurre di un terzo le infezioni del sito chirurgico.
Un problema, questo, con conseguenze anche di tipo economico.
Questo aspetto è stato ben evidenziato dalla ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia”, realizzata da Francesco Saverio Mennini, della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor vergata.
“Partendo dal presupposto che, come prova lo studio, le infezioni ospedaliere compaiono in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario – precisa Mennini – la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo Drg ha comportato una stima media annua di 69,1 milioni di euro, mentre la valorizzazione delle Ica mediante Drg specifici ha comportato una stima media annua di 21,8 milioni di euro”.
Numeri che fanno riflettere e pensare a misure innovative da adottare.

Mennini auspica anche la creazione di un Osservatorio permanente sulle infezioni ospedaliere in collaborazione anche con il Ministero della Salute.

L’idea è quella di una struttura di controllo che possa monitorare annualmente il quadro nazionale delle Ica, mettendo in luce quanto il criterio dell’appropriatezza.
In questo quadro è divenuta obbligatoria negli ospedali la figura del ‘risk manager’.
“La gestione del rischio clinico in sanità, di cui le Ica costituiscono un elemento importante – dice afferma Enrico Buratto, direttore SC qualità accreditamento risk management Ospedale Carlo Poma, Mantova e componente dal 2005 del gruppo di lavoro di risk management in Regione Lombardia – è l’insieme delle azioni messe in atto per misurare i fenomeni, comprenderne le cause e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie al fine di garantire la sicurezza dei pazienti”.
Compito del risk manager, per Buratto, è quindi quello di individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi.
E, in tal senso, anche un controllo globale sull’esposizione al rischio dei pazienti potrebbe ridurre l’incidenza delle infezioni chirurgiche ospedaliere.
 
 
 
Leggi anche:
INFEZIONI OSPEDALIERE: QUAL È LA PROVA CHE SCAGIONA STRUTTURA E MEDICI?
 

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui