In caso di infortunio sul lavoro, ai fini dell’azione di regresso proposta dall’Istituto, il dipendente dell’imprenditore, o il legale rappresentante della società, non sono terzi rispetto all’azione penale (Corte d’Appello di Roma, Sez. II Lavoro, Sentenza n. 3211/2021 del 27/09/2021 RG n. 3203/2017)

Con ricorso la B srl proponeva tempestivo appello avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso dell’P alla restituzione a titolo di regresso ex artt.10 e 11 TU chiedendo la condanna al pagamento della somma di euro 408.992,23, oltre interessi legali. Sostiene l’appellante che nulla doveva in favore dell’Istituto per l’inopponibilità della sentenza penale nei suoi confronti o perché prescritto.

Con un primo motivo di appello la società contesta la violazione e mancata applicazione degli artt.145 cpc. -654 cpp e 112 DPR 1965 e in particolare deduce la violazione dei principi di cui all’art.145 cpc in materia di notificazione in quanto dopo un primo tentativo di notifica infruttuoso la diffida è stata notificata direttamente al liquidatore, senza che nella medesima lettera fosse indicata tale qualità.

Fissata infatti la decorrenza dalla data della sentenza penale divenuta irrevocabile (Tribunale penale IV sez. n .1763 del 31.12.2010), il termine triennale di prescrizione sarebbe maturato il 31.12.2013.

La Corte rileva che il riferimento è quello dell’art.1335 cc che riconosce la validità interruttiva del decorso prescrizionale a qualsiasi atto stragiudiziale purché sia entrato nella sfera di giuridica conoscenza del destinatario.

Conseguentemente la doglianza è infondata tenuto conto che parte appellante non contesta l’avvenuta diffida, né di averla ricevuta (la diffida è del 30.3.2012, le relative cartoline inviate all’amministratore unico della società e a responsabile del servizio prevenzione e protezione – attestanti la ricezione della raccomandata sono rispettivamente del 4.4.2012 e 5.4.2012 e risultano allegate al fascicolo), ma ne contesta la mera ritualità.

Per tali motivi il termine prescrizionale si intende validamente interrotto e l’eccezione va conseguentemente respinta.

Per quanto qui di interesse, la società appellante contesta l’inopponibilità della sentenza penale di condanna, poiché essa è terza rispetto al processo penale svoltosi nei confronti dei responsabili.

Sul punto, la Corte rammenta che e’ principio consolidato che nell’azione di regresso dell’Istituto, laddove sia stata accertata la responsabilità del legale rappresentante con sentenza penale di condanna divenuta irrevocabile, l’Istituto può agire anche nei confronti della società solidalmente obbligata con il legale rappresentante.

In caso di infortunio sul lavoro subito da un lavoratore, ai fini dell’azione di regresso proposta dall’Istituto, il dipendente dell’imprenditore, o il legale rappresentante della società, non sono terzi rispetto all’azione, il primo in considerazione del suo rapporto di dipendenza e del legame diretto con il rischio aziendale, il legale rappresentante in ragione del suo rapporto organico con la società così come quest’ultima può essere destinataria dell’azione in virtù di quel medesimo legame anche quando non sia stata coinvolta nel processo come responsabile civile.

Per tali ragioni, il gravame della società datrice di lavoro viene integralmente respinto, con condanna della stessa al rimborso dell’importo versato dall’Inail all’infortunato.

In applicazione del principio stabilito dall’art. 91 c.p.c. e non essendoci circostanze eccezionali di cui al riformato art. 92, comma 2, c.p.c., nonché in considerazione dell’esito complessivo della lite, l’appellante viene anche condannata al rimborso delle spese processuali sostenute dalla controparte nel giudizio di appello che, tenuto conto della effettiva attività processuale svolta, vengono liquidate in complessivi euro 6.780,00, oltre spese generali e accessori.

Infine, considerato, l’integrale rigetto dell’impugnazione principale, viene dato atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, comma 1 -quater, primo periodo, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 per il versamento, da parte dell’appellante, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

Avv. Emanuela Foligno

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