Il datore di lavoro deve adottare tutte quelle misure che nel caso concreto e in riferimento alla specifica lavorazione risultino idonee a proteggere il lavoratore (Cassazione penale, sez. III, sentenza n. 5000 del 6 novembre 2018)

Il datore di lavoro, nella sub specie il delegato alla sicurezza della Società, viene ritenuto penalmente responsabile del delitto di lesioni personali colpose gravi per l’infortunio sul lavoro nonostante:

a) il lavoratore partecipava poco prima dell’infortunio ad una specifica esercitazione organizzata dalla società;

b) fossero stati predisposti alcuni presidi di sicurezza;

c) fosse stato nominato un R.S.P.P.

La vicenda riguarda un’azienda che si occupa di lavorazione e forgiatura di elementi in acciaio nel cui ambito, ad alcuni lavoratori qualificati, venivano attribuite mansioni consistenti nell’operare anche su impianti dotati di parti esposte ad elevate temperature (zone a caldo o forni).

L’infortunio sul lavoro si verificava a causa del non corretto utilizzo di una passerella che comportava il contatto della gamba dell’operaio con la parte superiore di un anello d’acciaio da temprare con la conseguenza che questi si ustionava gravemente.

Secondo gli Ermellini, la colpa è consistita nella negligenza, imprudenza ed imperizia, aggravata dalla violazione delle norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, e dalla mancata adozione di adeguati dispositivi antinfortunistici utili a prevenire il rischio di ustioni ai lavoratori.

Il datore di lavoro deduceva:

  • di avere predisposto una specifica squadra di lavoratori particolarmente esperti per quelle mansioni, della quale faceva parte anche la persona offesa;
  • di avere effettuato le prove necessarie ad individuare ogni possibile rischio;
  • di avere evidenziato, durante le varie valutazioni, il pericolo del possibile contatto della gamba del lavoratore provvedendo all’adozione di una passerella;
  • di avere adeguatamente formato tutti i lavoratori del gruppo allo svolgimento delle specifiche lavorazioni;
  • di avere effettuato, il giorno stesso dell’infortunio, una prova a freddo in cui il lavoratore aveva di fatto utilizzato proprio quella passerella.

La Suprema Corte ha ritenuto che il datore di lavoro inadempiente agli obblighi di predisposizione delle misure di sicurezza e di vigilanza sul funzionamento delle stesse.

Tale obbligo, viene specificato, trova la sua principale fonte nell’art. 2087 c.c. che “impone al datore di lavoro un obbligo generico di disposizione di tutte le misure necessarie per prevenire eventuali rischi, anche se non esplicitamente richiamate da norme particolari che prevedono reati autonomi”.

Ad ogni modo, il datore di lavoro deve comunque adottare tutte quelle misure che “nel caso concreto” e in riferimento alla “specifica lavorazione” risultino idonee.

La Suprema Corte ribadisce che il datore di lavoro è titolare di una posizione di garanzia da cui discende “l’obbligo non solo di disporre tutte le misure antinfortunistiche, ma anche quello di sorvegliare continuamente sulla loro adozione da parte di eventuale preposti e dei lavoratori, perché garante dell’incolumità fisica di questi ultimi, obbligo che non viene meno neppure con la nomina del responsabile di servizio di prevenzione e protezione, che ha funzione diretta a supportare e non a sostituire il datore di lavoro”.

E’ necessario, inoltre, tenere in considerazione sotto il profilo della causalità che possa avere inciso anche il comportamento del lavoratore.

Sotto tale aspetto, ciò che rileva è l’abnormità, l’eccezionalità del comportamento del lavoratore rispetto al procedimento lavorativo che deve rivestire il carattere dell’imprevedibilità.

Al riguardo, già in epoca risalente (n. 2606/2011), è stato affermato che nel campo della sicurezza sul lavoro il nesso di causalità può essere escluso solo nell’ipotesi di comportamento abnorme del lavoratore.

Per abnormità deve intendersi “il comportamento che, per la sua stranezza e imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte delle persone preposte all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro”. Inoltre quella stessa pronuncia afferma come “l’eventuale colpa concorrente del lavoratore non può spiegare alcuna efficacia esimente per i soggetti aventi l’obbligo di sicurezza che si siano comunque resi responsabili della violazione di prescrizione in materia infortunistica”.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Infortunio in itinere non denunciato al datore di lavoro

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui