Quando l’essere umano ha la meglio sulla burocrazia. Così, in sintesi, si potrebbe definire la storia di Chiara, 38 enne di Arco (Tn),  affetta da linfoma di Hodgkin. Una storia che inizia quando un giorno gli ispettori dell’Inps bussano il campanello di casa:  “Vengono a casa mia per una visita fiscale mentre vomito l’anima e siccome non sento il campanello mi intimano di presentarmi a Trento. Cinquanta minuti di macchina da casa… e io non uscivo da giorni per i postumi della chemio… Mi sono infuriata. Ma come? Ho un linfoma che non mi dà tregua e tu mi ordini di venire da te a giustificarmi se non ti ho aperto la porta!”.

Stupita dall’increscioso evento, la donna decide di utilizzare Facebook come valvola di sfogo. Passa solo un solo giorno dalla sfuriata e Chiara si reca a Trento, contro il volere dei propri medici.

 “Non so se li ho spaventati con quel che ho scritto su Facebook o se ho trovato le parole giuste per portarli sulla mia strada, fatto sta che dopo la mia sfuriata tutto è cambiato, come per magia. E adesso mi sembra davvero incredibile che sia stata io a far cambiare le cose in così poco tempo e che da oggi in poi nessun medico busserà più alla porta di un malato grave per una visita fiscale”.

Il “protocollo Chiara”

La storia di Chiara ha scosso la politica locale e quella nazionale. Basti pensare che dopo l’intervento della donna, l’Inps trentina ha approvato un documento, il “protocollo Chiara”, volto a non far succedere più episodi simili. Questo decreto è a favore dei pazienti affetti da gravi malattie documentate (come i malati oncologici) che permette di esentare i malati dai controlli medici domiciliari se non possono lavorare “per lo stato avanzato della malattia o perché hanno in corso trattamenti o terapie particolarmente debilitanti”.

Ecco le parole del presidente regionale Inps, Marco Zanotelli:Chiediamo ai medici di seguire il percorso e la gravità della malattia e ci affidiamo alle loro valutazioni espresse attraverso un codice che viene trasmesso al nostro istituto. Tutto questo in attesa della legge nazionale che deciderà anche per i lavoratori privati quello che è già stabilito per i dipendenti pubblici, e cioè l’esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità oraria per i malati gravi”.

Il caso di Chiara ha avuto una valenza tale che se ne parlerà anche a Roma, in Parlamento. Lo scopo è quello di creare un decreto di legge nazionale che salvaguardi i pazienti affetti da gravi malattie documentate.

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