Confermata la condanna di un’automobilista ritenuta responsabile del reato di lesioni colpose nei confronti di una donna investita in fase di attraversamento sulle strisce

Era stata ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 590 cod. pen. perché alla guida della propria autovettura aveva omesso di arrestarsi in prossimità delle strisce pedonali non dando la precedenza a una donna che si trovava in fase di attraversamento, investendola e provocandole lesioni personali.

Il Giudice di pace aveva fondato la sua decisione sulla dichiarazione della persona offesa, non costituita parte civile, ritenendo che l’identità dell’imputata, non presente al momento dell’arrivo dei vigili urbani, fosse stata accertata adeguatamente sulla base di quanto riferito da un testimone, in servizio presso la Polizia municipale, allorché, ascoltando la registrazione della telefonata fatta al 118 da una donna, aveva rilevato che il numero del cellulare dal quale la telefonata proveniva era intestato all’imputata e che, nella telefonata, la donna aveva confermato di aver investito la persona per la quale richiedeva soccorso. Anche un secondo teste, operatore del 118, aveva indicato di aver trovato due donne di circa cinquant’anni che discutevano, in quanto una delle due sosteneva di essere stata investita mentre l’altra lo negava.

La descrizione della dinamica del sinistro fornita dalla persona offesa era stata dichiarata soggettivamente credibile e intrinsecamente attendibile.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte l’imputata deduceva, tra gli altri motivi, carenza e contraddittorietà della motivazione in ordine all’omessa valutazione del concorso di colpa della persona offesa; dall’esito della prova testimoniale e dal confronto di tale prova con le fotografie satellitari prodotte dalla difesa in merito allo stato dei luoghi si sarebbe dovuto inferire che, al momento dell’urto, la querelante si trovava al di fuori delle strisce pedonali. Avendo il giudice del tutto trascurato la produzione documentale fotografica che illustrava il posizionamento dell’attraversamento pedonale rispetto all’imbocco della rotatoria, era stato ignorato che vi fosse una significativa lontananza tra l’entrata nella rotatoria e le strisce pedonali. Una diversa valutazione delle risultanze istruttorie avrebbe dimostrato quantomeno il concorso di colpa della querelante e ne avrebbe minato la credibilità.

Gli Ermellini, con la sentenza n. 31198/2021, hanno ritenuto la doglianza manifestamente infondata.

Dall’esame della prova documentale fotografica, che la ricorrente lamentava del tutto omesso in fase di merito, si rilevava infatti la totale corrispondenza della descrizione del luogo del sinistro e del posizionamento delle strisce pedonali rispetto alla ricostruzione fattane nella sentenza.

La redazione giuridica

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