Non è soggetto a IRAP il libero professionista che svolge la propria attività senza disporre di uno studio, avvalendosi delle strutture dei colleghi

La vicenda

Un professionista (odontoiatra), avendo regolarmente corrisposto l’Irap per gli anni dal 1998 al 2008 e ritenendo di non esservi tenuto perché privo di autonoma organizzazione, aveva domandato il rimborso di complessivi 28 mila euro, oltre accessori. Formatosi il rifiuto dell’Amministrazione finanziaria aveva proposto ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Udine.

Il ricorrente aveva riferito di aver svolto la propria attività senza disporre di uno studio, recandosi ad operare presso studi dentistici di colleghi; aveva inoltre dichiarato di non disporre di beni strumentali eccedenti il minimo necessario per l’esercizio della professione (autovettura, telefono cellulare, computer, macchina fotografica, proiettore) e di non aver mai svolto alcun ruolo di direzione negli studi professionali presso cui esercitava il suo lavoro, specificando anche di non aver avuto clienti privati. L’Agenzia delle Entrate sosteneva il contrario e cioè che erano rilevanti i beni strumentali, assicurati dagli studi professionali presso cui operava e di cui utilizzava pure i servizi avvalendosi della loro organizzazione; e neppure poteva trascurarsi l’ammontare non modesto dei redditi conseguiti.

Il giudizio di merito

In primo grado, la CTP disponeva la riunione dei ricorsi e quindi li rigettava, argomentando che il ricorrente non avesse provato la mancata utilizzazione di una autonoma organizzazione, e che comunque la stessa doveva ritenersi sussistente stante le modalità associate di svolgimento del suo lavoro.

Il contribuente impugnava la decisione adottata dalla CTP dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Trieste riproponendo i propri argomenti; ma i giudici tributari all’esito del giudizio d’appello, confermavano la decisione di primo grado, ritenendo dovessero considerarsi “inattendibili e comunque non supportate da prove convincenti le argomentazioni addotte dall’appellante in merito all’assenza di autonoma organizzazione nello svolgimento della sua attività professionale di odontoiatra”.

Per la cassazione della sentenza il professionista ha proposto impugnazione, contestando la valutazione espressa dalla CTR, essendo pacifico che egli non disponesse di uno studio professionale proprio, ed utilizzasse quelli messi a disposizione da altri colleghi. Altrettanto pacifico era il fatto che egli non avesse mai fatturato prestazioni a privati ma solo agli odontoiatri che si avvalevano della sua opera; dunque, non sussisteva alcuna “attività autonomamente organizzata” a lui riconducibile.

Nella complessa materia dell’applicazione dell’Irap ai liberi professionisti, la giurisprudenza tradizionalmente afferma che:

“In tema di IRAP (…) l’esistenza di un’autonoma organizzazione, non deve essere intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui. Essa è riscontrabile ogni qual volta il professionista si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, o impieghi nell’organizzazione beni strumentali eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività” (Cass. Sez. V, n. 3673/2007).

Inoltre, la Corte di legittimità ha chiarito che “l’assenza della autonoma organizzazione deve essere provata dall’interessato – quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e, dunque, non risulti inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, ovvero impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione o, comunque, si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui” (Cass. Sez. V, n. 25311/2014).

Ebbene, quanto al caso in esame, la Corte di Cassazione (Quinta Sezione Civile, n. 194/2020) ha accolto il ricorso del contribuente, ribadendo il principio secondo cui “in tema di IRAP, la circostanza che il professionista operi presso due o più strutture materiale non è sufficiente a configurare un’autonoma organizzazione, se tali strutture siano semplicemente strumentali ad un migliore e più comodo esercizio dell’attività professionale” (Cass. Sez. VI-V, n. 26651/2016).

Avv. Sabrina Caporale

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