Maggiorazione del danno biologico all’esame della Suprema Corte in una singolare vicenda che riguarda la fatale uccisione di un cacciatore.

Maggiorazione del danno biologico non è automatica e viene respinta la relativa domanda avanzata dalla vedova del cacciatore ucciso (Cass. civ., sez. III, dep. 9 maggio 2022, n. 14549).

Il Tribunale di Fermo riconosceva la piena responsabilità dell’uomo che feriva mortalmente il compagno di caccia e della sua Assicurazione.

La Corte di Appello di Ancona, confermava le statuizioni del primo Giudice e personalizzava il danno biologico della vedova in considerazione delle sedute di psicoterapia effettuate dalla stessa per l’elaborazione del lutto; l’Assicurazione ricorre in Cassazione e gli eredi del cacciatore ucciso presentano ricorso incidentale.

Gli Ermellini rigettano il ricorso incidentale e accolgono solo uno dei motivi di ricorso dell’Assicurazione, riguardante la violazione dei principi di maggiorazione del danno biologico, c.d. personalizzazione.

Per quanto qui di interesse, la ricorrente ritiene erroneamente riconosciute in favore degli eredi della vittima. Nello specifico, sostiene la Compagnia che l’elaborazione del lutto della vedova valorizzata dai Giudici di appello è  errata in quanto “il lutto” è la conseguenza diretta della perdita del congiunto, e dunque non vi doveva essere nessuna maggiorazione del danno biologico.

In altri termini, nel decidere la maggiorazione del danno biologico per la vedova erano state violate le regole di personalizzazione del danno stesso, in quanto, il ricorso alle terapie non comporta un eccezionale rimedio al danno subito, ma integra piuttosto una tipica situazione di elaborazione del lutto.

I Giudici di merito hanno riconosciuto una maggiorazione del danno biologico del 50% a favore della vedova, sulla base di una relazione peritale che ha previsto la necessita per la danneggiata di elaborare il lutto ricorrendo a delle sedute di psicoterapia.

Secondo l’Assicurazione ricorrente, l’elaborazione del lutto è una conseguenza normale della perdita di un congiunto, e dunque non giustifica una maggiorazione del risarcimento, che invece presuppone conseguenze particolari o anormali dell’illecito. Inoltre, nessuna specifica allegazione o prova è stata addotta a dimostrazione della eccezionalità di tale evento nel caso concreto, o della sua particolare o speciale rilevanza.

Il motivo è fondato.

La Corte di appello ha ritenuto anormale il recupero del lutto, rispetto a ciò che normalmente avviene, sulla base di una indicazione del Consulente tecnico che ha previsto che il superamento di quello stato non potesse avvenire con il semplice passare del tempo, ma solo attraverso l’aiuto di una psicoterapia. Così facendo tuttavia ha violato le regole di personalizzazione del danno, in quanto, al contrario, il ricorso alle terapie non comporta un eccezionale rimedio al danno, integrando piuttosto una tipica situazione di elaborazione del lutto.

La Corte d’Appello doveva, invece, motivare la ragione per cui il ricorso a quelle sedute di psicoterapia costituisce una eccezionale condizione, rispetto a quelle che normalmente conseguono all’illecito.

Conclusivamente, la Corte accoglie il sesto motivo del ricorso principale, inerente la errata maggiorazione del danno biologico, e rinvia alla Corte di Ancona in diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

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