Un’indagine Eurostat evidenzia che la popolazione europea, Italia compresa, è affetta da diverse limitazioni alla vita di tutti i giorni.
Nel 2016 il 24,3% della popolazione di 16 anni e oltre ha riportato (alcuni o gravi) limitazioni alla vita di tutti i giorni, come evidenzia un rapporto Eurostat.
Di questi il 16,8% hanno segnalato limitazioni di lunga data e il 7,5% gravi limitazioni.
Il fattore anagrafico è discriminante nella fattispecie delle limitazioni autodefinite di vecchia data.
Nella fascia di età tra i 16 e i 24 anni si registrano limitazioni solo per l’8% della popolazione. Dato che sale fino al 73% per le persone di età pari o superiore a 85 anni.
Andamento variabile
Le limitazioni alla vita di tutti i giorni variano in percentuale tra le popolazioni Ue. Dal minimo di Cipro con il 16% al massimo del Portogallo con il 33%.
Al di sotto dell’andamento Svezia (12,6%) e Malta (12,9%). In Austria (34,2 %) e Lettonia (37,4%) si supera la media del continente.
Negli anni passati le più alte percentuali di persone che segnalano limitazioni alla vita di tutti i giorni si sono registrate in Lussemburgo, Austria, Belgio, Croazia, Regno Unito Grecia e Islanda.
Divario di salute di genere: Uomini vs Donne
Entrambi i sessi sono colpiti dalle limitazioni alla vita di tutti i giorni a causa di problemi di salute.
Nel 2016, la percentuale della popolazione che registra gravi limitazioni di lunga durata è di 1,4 punti percentuali più alta tra le donne rispetto agli uomini nell’UE-28.
Il divario si amplia in Lussemburgo, Estonia, Lettonia, Romania e Norvegia toccando punte del 5,3 punti percentuali in Islanda.
Solo a Malta sono gli uomini ad aver registrato la percentuale più alta di limitazioni alla vita di tutti i giorni. Una differenza di 0,4 punti percentuali.
Nella limitazione autodefinite di vecchia data il divario di salute di genere si registra in ogni fascia di età.
Nell’Ue-28 il divario era più basso per i gruppi di età 16-24 e 25-34 (1,2 e 1,3 punti percentuali in più per donne, rispettivamente) e ampiamente aumentato con l’età con il picco tra le persone tra 75-84 e 85 anni e oltre (entrambi 6,8 punti percentuali in più per le donne).
Il divario di genere assume quindi percentuali notevoli solo nella fascia di età 75-84 (4,1 punti percentuali) e nella fascia di età 85 e oltre (6,5 punti percentuali).
Il peso dell’istruzione
Ad influire sulla percentuale di popolazione colpita da limitazioni alla vita di tutti i giorni, soprattutto di lunga durata, è anche l’istruzione. Limitazioni maggiori si registrano nelle persone meno istruite.
Secondo i dati Eurostat solo il 15,3% della popolazione che ha completato l’istruzione terziaria ha registrato limitazioni alla vita di tutti i giorni. Dato che sale fino al 35% della popolazione che ha completato al massimo l’istruzione secondaria inferiore. Nel mezzo, il 21,6% della popolazione che ha completato l’istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria.
Un divario evidente in quasi tutti gli Stati membri dell’Ue. Le uniche eccezioni sono Malta, Italia e Portogallo.
Difficoltà quotidiane
Le limitazioni alla vita di tutti i giorni sono un problema serio sopratutto nella popolazione over 65, dove impediscono anche le più piccole attività quotidiane, rendendo la vita spesso molto difficile.
Oltre un quinto delle persone di età pari o superiore ai 65 anni ha infatti registrato limitazioni gravi o moderate.
In cinque paesi, Paesi Bassi (33,1%), Lituania (33,9%), Polonia (34,3%), Repubblica ceca (39,2%) e Slovacchia (40,2%), un terzo o più della popolazione più anziana ha riferito di avere (moderate o gravi) difficoltà nello svolgimento di attività di cura personale.
In Italia – secondo dati Istat – ci sono circa 3,5 milioni di persone, ultrasessantacinquenni che hanno difficoltà nella cura della persona o nello svolgimento delle attività quotidiane (alzarsi dal letto, vestirsi, mangiare).
La non completa autosufficienza comporta un’aumento delle richieste di assistenza domiciliare. Complessivamente, il 10,6% della popolazione dell’Ue-28 over 65 nel 2014 ha utilizzato servizi di assistenza domiciliare per le esigenze personali. La quota variava da meno del 5% in Estonia e Romania a oltre il 20% nei Paesi Bassi, in Francia e a Malta, con un picco del 25% in Belgio.
Incidono in questo fattori eterogenei come istruzione e luogo di residenza. Generalmente fanno meno uso dell’assistenza domiciliare gli anziani più istruiti (6,2%) contro il 13,4% di quelli meno istruiti.
Le persone anziane che vivono in zone rurali richiedono maggiore assistenza di chi risiede in città. Quasi il 12% degli anziani nelle aree rurali ha utilizzato i servizi di assistenza domiciliare.
I tassi corrispondenti erano più bassi tra quelli che vivono nelle città e nei sobborghi (una differenza di 1,4 punti percentuali) e nelle città (una differenza di 1,7 punti percentuali).
Barbara Zampini
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