L’ingiuria di stampo razzista rivolta ad uno straniero non è più punita dal nostro ordinamento per effetto dell’entrata in vigore del decreto n. 7/2016 (cd. Svuota carceri) che ha abrogato l’art. 594 c.p.

Era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Pisa con sentenza, poi confermata in appello, per l’ingiuria aggravata dalla finalità dell’odio razziale, perpetrata ai danni di uno straniero.

Ma l’art. 594 c.p. disciplinante, il reato di ingiuria non è stato abrogato?

È quello che si chiede l’imputato col ricorso per Cassazione.

Ebbene, i giudici della Cassazione hanno rilevato che, in forza dell’art. 1, comma 1, lett c), d. Igs. n.15 gennaio 2016, n. 7, è stato abrogato il reato di ingiuria (art. 594 c.p.); di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Ma non è tutto. Siffatto annullamento, come statuito dalle Sezioni Unite della Cassazione (Sez. U, n. 46688 29/09/16), si riverbera anche sui capi concernenti gli interessi civili, ossia sull’intervenuta condanna al risarcimento del danno, determinando il venir meno del nesso sostanziale tra un fatto penalmente rilevante e la preclusione a decidere in merito agli effetti civili.

Gli effetti dell’abrogazione sulle statuizioni risarcitorie

La ragione risiede nella regola generale che prevede il necessario collegamento tra condanna e statuizioni civili del giudice penale, nella tassatività della deroga prevista dall’art. 578 cod. proc. pen. e nella diversa disciplina sancita dall’art. 9 del d. Igs. n. 8 del 2016 per gli illeciti oggetto di depenalizzazione, non prevista per le ipotesi di abolitio criminis dal d. Igs. n. 7 del 2016, né ad esse applicabile in via analogica.

A tal proposito, si è detto che «in caso di sentenza di condanna relativa a un reato successivamente abrogato e qualificato come illecito civile ai sensi del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, il giudice dell’ impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili, fermo restando il diritto della parte civile di agire “ex novo” nella sede naturale, per il risarcimento del danno e l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria civile» ( Sez. U, Sentenza n. 46688 del 29/09/2016).

Dunque niente reato e niente condanna al risarcimento del danno in favore della vittima.

La redazione giuridica

 

Leggi anche:

INSEGNANTE CONDANNATA PER INGIURIA, MA IL REATO E’ DEPENALIZZATO

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui