Malattia professionale del Tecnico radiologo (Cassazione civile, sez. lav., 12/01/2023, n.679).

Malattia professionale del Tecnico radiologo: esclusa la responsabilità colposa del datore di lavoro.

La Corte d’Appello di Catania ha confermato la sentenza del Tribunale che rigettava la domanda di risarcimento del danno patrimoniale subito dal lavoratore in conseguenza di malattia contratta quale tecnico di radiologia dell’Azienda ospedaliera convenuta a giudizio.

In particolare, i Giudici di appello escludevano la responsabilità colposa del datore di lavoro in quanto risultavano assicurati i livelli generali di radioprotezione previsti dalla normativa, e ritenevano l’obbligazione datoriale solo di mezzi e non di risultato.

Il lavoratore ricorre in Cassazione e deduce violazione dell’art. 2087 c.c., perché in presenza di accertata tecnopatia la prova liberatoria da responsabilità gravava sul datore di lavoro, mentre la Corte territoriale non aveva considerato che per anni non erano state fatte le rilevazioni sulle dosi dell’esposizione a radiazioni, né visite mediche in numero adeguato, né erano stati migliorati i cabinati anti raggi X, come richiesto dalla ASL in appositi verbali.

Deduce, inoltre trascuratezza del giudicato intervenuto in ordine alla nocività del luogo di lavoro e omesso esame del verbale della ASL che imponeva il miglioramento dei cabinati anti raggi X.

La prima censura è fondata.

Innanzitutto gli Ermellini sottolineano che la decisione impugnata riconosce la derivazione causale della malattia professionale. Dalla medesima sentenza (e dalla CTU dalla stessa richiamata) risulta che il lavoratore non è stato sottoposto a visita medica secondo la specifica periodicità semestrale prescritta e che la scheda personale dosimetrica e la cartella sanitaria di rischio del lavoratore sono inficiate dalla mancanza di dati nel non breve periodo agosto 1982-dicembre 1991 (cui si aggiunge la mancanza di dati per il periodo precedente di due anni alle dipendenze di altro datore).

Ciò posto, viene dato atto che la Corte territoriale escludeva la nocività dell’ambiente di lavoro, e la colpa del datore, in quanto da dati dosimetrici – relativi generalmente al personale esposto – risultava si una esposizione costante e pluriennale, ma non superiore nella media ai limiti legali, mentre per altro verso, il lavoratore non aveva manifestato negli anni in discorso alcuna patologia.

Detto ciò, viene osservato che per il personale medico e tecnico di radiologia sussiste una presunzione assoluta di esposizione a rischio, inerente alle mansioni naturalmente connesse alla qualifica rivestita.

In un caso assimilabile (Sentenza n. 14468 del 07/06/2013), si è sostenuto che l’art. 2087 c.c., impone all’imprenditore di adottare non soltanto le misure tassativamente prescritte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata,  ma anche le altre misure richieste in concreto dalla specificità dei rischi connessi tanto all’impiego di attrezzi e macchinari, quanto all’ambiente di lavoro, dovendosi verificare, in caso di malattia derivante dall’attività lavorativa, le misure in concreto adottate dal datore di lavoro per evitare l’insorgenza della malattia.

L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 c.c., impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, ma anche tutte le altre misure che in concreto siano richieste dalla specificità del rischio, atteso che la sicurezza del lavoratore costituisce un bene di rilevanza costituzionale che impone di anteporre la sicurezza di chi tale prestazione esegua.

I Giudici di merito hanno evidenziato che nel reparto ove lavorava il ricorrente si erano verificati altri casi di tecnopatie correlate all’esposizione di radiazioni. Sicchè è stato ritenuto che gli obblighi di protezione datoriale assumevano una consistenza concreta che richiedeva il corretto monitoraggio dell’esposizione innanzitutto e la sorveglianza sanitaria continua del personale esposto, e per altro verso, l’effettuazione degli interventi correttivi segnalati dalla ASL in funzione di prevenzione e protezione.

La responsabilità predicata dall’art. 2087 c.c. è finalizzata a sanzionare l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto del concreto tipo di lavorazione e del connesso rischio.

In tale visione, del tutto coerente con l’orientamento giurisprudenziale, la distinzione tra effetti deterministici e stocatici indicata nella sentenza d’appello impugnata, al pari del richiamo ad una mera responsabilità di mezzi e/o di risultato, risulta errata in diritto, oltre che incongrua rispetto al caso di specie.

La sentenza viene cassata in accoglimento del primo motivo di ricorso e la causa rinviata alla stessa Corte d’appello in diversa composizione per un nuovo esame.

Avv. Emanuela Foligno

Leggi anche:

Malattia professionale da silicosi e patologie tumorali successive

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui