Il medico era accusato di non aver non aver sospeso l’idoneità sportiva certificata al ragazzo ma per i periti non ci sarebbe nesso di causa con il decesso

Un medico ternano, specialista in medicina dello sport, è stato assolto dal Tribunale del capoluogo di provincia umbro perché il fatto non sussiste. Il professionista era finito a giudizio con l’accusa di omicidio colposo per la morte di un ragazzo di quindici anni, stroncato da un malore nel dicembre del 2012 mentre si allenava con la propria squadra di calcio.
Per quella tragedia erano stati iscritti sul registro degli indagati dalla Procura quattro camici bianchi che ebbero in cura il giovane. Il gip aveva disposto l’incidente probatorio per capire se fossero rilevabili nei loro confronti profili di colpa professionale, inclusi ‘eventuali errori nella diagnosi della patologia da cui era affetto’.  Il perito incaricato dal Tribunale, tuttavia, aveva ravvisato elementi di responsabilità solamente per uno di essi, mentre per gli altri la posizione era stata archiviata.
Il medico in questione aveva quindi chiesto il giudizio abbreviato per difendersi dalle ipotesi accusatorie; in particolare gli veniva contestato di non aver sospeso la validità del certificato che consentiva al ragazzo di giocare a calcio, nonostante due episodi – risalenti al 2009 e al settembre del 2012 (tre mesi prima della scomparsa) – in cui il quindicenne aveva perso i sensi  per pochi istanti.
La difesa è riuscita tuttavia a dimostrare, attraverso le varie perizie condotte, che non è riscontrabile alcun nesso causale fra la mancata sospensione dell’idoneità sportiva e la morte del quindicenne, così come non può essere indicata con certezza una presunta patologia cardiaca come causa del malore fatale.
Di qui sentenza di assoluzione. Il tribunale, secondo i legali dell’imputato, avrebbe “pienamente escluso qualsiasi responsabilità su un fatto sì doloroso, ma sul quale tutte le perizie hanno smentito qualsiasi profilo di colpa da parte del professionista, assolto con una formula che esclude ogni rilevanza anche in sede diversa da quella penale”.
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