Nessun risarcimento a un motociclista che chiedeva l’accertamento della responsabilità della Provincia per la mancanza di guard-rail nel tratto stradale interessato dal sinistro

Con l’ordinanza n. 27516/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un motociclista che aveva convenuto in giudizio l’Ente Provincia, deducendone la responsabilità ex artt. 2043 e/o 2051 c.c., per sentirla condannare al risarcimento dei danni che aveva subito per essere caduto dal proprio motociclo a causa di un oggetto metallico sulla careggiata della strada provinciale e per essere precipitato nel dirupo sottostante a causa della mancanza di guard-rail di protezione.

Il Tribunale aveva ritenuto che la perdita di controllo del motoveicolo fosse imputabile allo stesso conducente e che, tuttavia, fosse configurabile la responsabilità della Provincia per la mancata collocazione della barriera di protezione; ritenuto, inoltre, che tale omissione avesse contribuito a determinare il 50% dell’invalidità conseguente alle lesioni riportate dal danneggiato, aveva condannato la Provincia al pagamento 45.786,11 euro e alla refusione della metà delle spese processuali.

La Corte di Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, rigettando la domanda risarcitoria del centauro e condannandolo al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio; in particolare, il Collegio aveva affermato che non vi era prova che la caduta del motociclista fosse avvenuta a seguito di un’anomalia presente sulla sede stradale e neppure che la mancanza di guard-rail fosse stata concausa delle lesioni, in considerazione del fatto che il danneggiato non aveva provato la dinamica del sinistro come allegata e cioè che egli, dopo lo scivolamento sulla sede stradale fosse caduto nel burrone sottostante; aveva concluso, pertanto, che l’appellante non aveva “fornito la prova che la sua caduta è stata causata dalla situazione della strada, essendo per contro più probabile che fosse stata causata in via esclusiva dalla sua condotta di guida e che la presenza o meno del guard-rail era del tutto ininfluente”.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente deduceva “motivazione apparente e incomprensibile ex art. 132 c.p.c.”, ex art. 360 n. 4 o -in subordine- n. 5 c.p.c., “nella parte in cui la sentenza gravata ha escluso, in difformità con la sentenza di I grado, il raggiungimento della prova in ordine al luogo esatto del sinistro e alla assenza del guardrail e comunque per falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c.”: il motociclista censurava, nello specifico, l’affermazione che il luogo del sinistro non potesse essere individuato con esattezza sulla base della relazione di c.t.u. (in quanto, secondo la Corte, la stessa si era limitata a prendere atto della localizzazione indicata dalle parti) e contestava che non si potesse tener conto -in via assorbente- del fatto che il punto in cui si era verificata la caduta era non soltanto “non contestato”, ma addirittura pacifico perché ammesso dalla Provincia.

Gli Ermellini hanno ritenuto il motivo infondato nella parte in cui contestava l’incomprensibilità della motivazione, giacché la Corte aveva coerentemente espresso le ragioni per cui aveva ritenuto non provato il punto esatto del sinistro e aveva correttamente ritenuto che non sussistesse l’onere della Provincia di contestare le allegazioni della relazione di c.t.p. e, altresì, che l’obbligo di contestazione sussiste per i fatti noti alla parte e non anche per quelli ad essa ignoti; il motivo risultava, inoltre, inammissibile nella parte in cui deduceva che la controparte avrebbe ammesso che il luogo del sinistro era quello indicato dall’attore senza tuttavia ottemperare -ai fini dell’autosufficienza del ricorso- all’onere di trascrivere i passaggi significativi delle difese della Provincia da cui sarebbe emersa l’ammissione.

La redazione giuridica

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