Confermati i timori dei cardiologi: la paura del contagio e la conseguente riduzione dei ricoveri ha determinato un incremento della mortalità per infarto

Durante la pandemia è triplicata la mortalità per infarto, passando dal 4.1% al 13.7% a causa della mancanza di cure o dei ritardi causati dalla paura del contagio. I dati confermano, dunque, quelli che erano i timori dei cardiologi. In particolare, uno studio nazionale effettuato su 54 ospedali, nella settimana 12/19 marzo, durante la pandemia di Covid-19, ha evidenziato un netto incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il lavoro è in corso di pubblicazione sulla rivista European Heart Journal.

Per gli esperti, abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di circa 260mila decessi ogni anno, e non ricostruire la rete dell’emergenza cardiologica, potrebbe essere molto pericoloso. “Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata – sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) – ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19″.

L’organizzazione degli Ospedali e del 118, infatti, in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19.

Molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi e per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni, che rendono molto meno efficaci le cure salvavita come l’angioplastica primaria.

Il calo più evidente dei ricoveri – spiega Salvatore De Rosa, coautore dello studio – ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria. Ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto. La riduzione, inoltre è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini “e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi”.

Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese:  52,1% al Nord e al Sud; 59,3% al Centro.

“Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto- osserva Pasquale Perrone Filardi, Presidente eletto SIC –  è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno. La riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”. 

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