I camici bianchi sono accusati di omicidio colposo in concorso in relazione al decesso di un paziente settantenne morto dopo una emicolectomia nell’ottobre del 2016

Tre medici sono stati rinviati a giudizio per la scomparsa di un settantenne morto dopo una emicolectomia destra, ovvero un intervento necessario per l’asportazione di una massa tumorale al colon, realizzato in una clinica in provincia di Cosenza a fine settembre del 2016. A distanza di pochi giorni dall’operazione, il 4 ottobre, era sopraggiunto il decesso e i parenti avevano immediatamente presentato una denuncia per fare piena luce sulla vicenda.

Gli accertamenti medico legali disposti dalla Procura hanno portato a profilare elementi di responsabilità medica per quanto accaduto. Nello specifico, i consulenti tecnici hanno appurato che il paziente sarebbe deceduto a causa di una tromboembolia venosa. Un evento per il quale sussisteva un rischio elevato in considerazione dell’età dell’uomo, dell’immobilità post operatoria e della presenza di un cancro in fase attiva.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre medici iscritti nel registro degli indagati avrebbero somministrato la terapia antitrombolitica solamente il giorno successivo all’intervento.

Inoltre, a fronte del peggioramento del quadro clinico del paziente nelle ore antecedenti il decesso, caratterizzato, tra l’altro, da una ‘sudorazione profusa’, ai camici bianchi viene contestata l’omissione “di ogni controllo clinico e diagnostico finalizzato a inquadrare la patologia e necessario per porre la diagnosi di infarti polmonari da embolia polmonare”.

I professionisti finiranno dunque a giudizio per omicidio colposo in concorso. Spetterà ai Giudici del Tribunale di Paola stabilire se le procedure da loro poste in essere siano state corrette oppure se sussista un rapporto di causalità tra il loro operato e la scomparsa del paziente. Nel procedimento, che si aprirà ad ottobre, si sono costituiti parte civile quattro familiari della vittima.

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