Una visita specialistica avrebbe potuto salvare la vita a un bambino deceduto a gennaio a causa di un malfunzionamento dell’intestino
Una visita specialistica effettuata da un esperto di chirurgia pediatrica avrebbe potuto salvare la vita a un bambino di 6 anni della provincia di Padova, deceduto lo scorso gennaio presso l’Ospedale di Rovigo per via di un’insufficienza multi organo provocata da un malfunzionamento dell’intestino. E’ questa la conclusione dei consulenti nominati dal Pubblico Ministero che porterà con tutta probabilità al rinvio a giudizio di almeno due medici in servizio presso il nosocomio.
Il bambino era stato ricoverato con un blocco intestinale causato da un’influenza intestinale. Le sue condizioni inizialmente non destavano preoccupazione. L’ecografia all’addome era risultata negativa. Ma nelle ore successive la situazione era peggiorata; il paziente aveva cominciato a vomitare e il personale sanitario era stato costretto a intubarlo e trattarlo con la flebo. Improvvisamente il bambino era diventato meno vigile fino ad andare in arresto cardiaco. Nonostante i disperati tentativi di rianimazione il paziente era quindi deceduto.
L’Autorità giudiziaria aveva immediatamente aperto un fascicolo disponendo l’autopsia e iscrivendo nel registro degli indagati varie persone operative presso i tre reparti dell’Ospedale per i quali era transitato il bambino, ovvero, il Pronto Soccorso, Pediatria e Rianimazione. Per sette degli indagati si va verso l’archiviazione in quanto il loro comportamento non sarebbe stato assolutamente censurabile e non sono state ravvisate responsabilità penali.
Secondo le perizie disposte dalla Procura e depositate nei giorni scorsi, la tragedia sarebbe stata causata da una diminuzione del sangue circolante e da uno choc settico conseguente lo strangolamento dell’ansa ileale dell’intestino con occlusione e perforazione. Secondo i consulenti, nonostante la mancanza presso l’ospedale del capoluogo polesano del reparto di Chirurgia pediatrica, la visita specialistica sarebbe stata determinante per le sorti della giovane vittima. Inoltre ci sarebbe stato un ritardo nell’ecografia all’addome e il bambino sarebbe stato poco idratato nella sua permanenza presso il nosocomio.
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