Il Tribunale di Verona ha disapplicato la normativa nazionale ritenendo la procedura di negoziazione assistita obbligatoria contrastante con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE 

Il Tribunale di Verona, con una decisione destinata a fare discutere, ha disapplicato l’articolo 3, comma 1, del decreto legge numero 132/2014 in tema di improcedibilità della domanda giudiziale. Il Giudice si è pronunciato su una causa avente ad oggetto un sinistro stradale che non era stata preceduta da un tentativo di negoziazione assistita obbligatoria.

La decisione ha visto il rigetto delle istanze delle parti rispetto all’assegnazione del termine per comunicare l’invito a stipulare la convenzione di negoziazione. Il collegio giudicante ha ritenuto di verificare la compatibilità della normativa nazionale con quella UE. In particolare, a una recente sentenza del 14 giugno 2017, con cui la Corte di giustizia UE ha ritenuto che le ADR (Alternative Dispute Resolutions) obbligatorie non possono ritenersi compatibili con il principio comunitario della tutela giurisdizionale effettiva.

Tale giudizio di compatibilità può essere espresso solamente qualora la procedura soddisfi congiuntamente una serie di condizioni:

il non condurre a una decisione vincolante per le parti; il non comportare un ritardo sostanziale per la proposizione di un ricorso giurisdizionale; il sospendere la prescrizione o la decadenza dei diritti in questione; il non generare costi ingenti per le parti.

Con riferimento  quest’ultimo punto il Tribunale di Verona ha ravvisato che la procedura di negoziazione assistita, prevedendo l’intervento obbligatorio dell’avvocato, comporta dei costi per le parti che, tenuto conto dei criteri di determinazione dei compensi per i legali, non possono dirsi contenuti.

Non può neanche obiettarsi che i costi per l’assistenza difensiva possono poi essere recuperati dalla parte vittoriosa nel giudizio eventualmente instaurato dopo la negoziazione; o ancora in virtù di una transazione raggiunta con la controparte. Tali esiti, infatti,  sono incerti sia nell’an che nel quando. La Corte di giustizia europea, invece, ha inteso proprio evitare che ciascuna delle parti che partecipano alla procedura debba sostenere un onere economico immediato.

Di conseguenza, per il Tribunale, nel caso esaminato la norma in rilievo  va disapplicata in quanto in contrasto con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

 

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