Risorse e trasparenza sono gli aspetti su cui l’Associazione chiede un intervento correttivo
Da un lato il riconoscimento del gran lavoro svolto dal Ministero della Salute e dal Ministro Beatrice Lorenzin per l’aggiornamento dei nuovi Livelli essenziali di assistenza e sul nomenclatore per l’assistenza protesica, dall’altro l’evidenziazione di alcune criticità tecniche.
L’Associazione Luca Coscioni è in prima linea da anni per la richiesta di aggiornamento del Nomenclatore tariffario, fermo al 1999, e dei LEA, fermi al 2001. L’attenzione dell’Associazione rimane alta anche dopo l’approvazione del Dpcm da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, soprattutto in relazione alle risorse dedicate e alla trasparenza rispetto alle prestazioni erogate.
In una nota congiunta, Filomena Gallo, Maria Teresa Agati e Marcello Crivellini – rispettivamente Segretario e co-Presidente e membri di Direzione dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente del Partito radicale – hanno chiesto al Ministro Lorenzin che si prendano impegni affinché lo stesso lavoro sia integrato sia con inserimento nella prossima legge di stabilità, sia con l’impegno di accogliere un correttivo migliorativo come suggerito dall’Associazione ad integrazione dei LEA in scadenza a beneficio dei diritti dei cittadini e del loro diritto alla salute. “Al contempo, per il Comitato Lea – si legge nella nota – proponiamo che sia identificato un comitato ‘super partes’ indipendente dalle Regioni, che fissi soglie numeriche di adempimento logiche e trasparenti”.
“In una lettera inviata oggi al Ministro della Salute – sottolineano i tre rappresentanti dell’Associazione – abbiamo voluto evidenziare l’assenza di un Repertorio (simile al Prontuario dei farmaci) che renda trasparente la gamma di modelli che possono essere erogati e che servirebbe a combattere possibili truffe. Abbiamo inoltre evidenziato la procedura anomala che affida il compito di verificare l’effettiva disponibilità dei Lea nelle Regioni a un Comitato LEA composto per metà da rappresentanti delle Regioni stesse, e che nel corso degli anni ha visto questi controlli dare origine a risultati paradossali considerando in regola anche le regioni in cui le prestazioni che fanno riferimento ai LEA sono palesemente carenti o assenti”.




