La paziente, una puerpera in attesa del primo figlio, è deceduta in attesa di essere traferita in un ospedale dotato della Rianimazione. Secondo i consulenti le due ginecologhe indagate avrebbero dovuto prima predisporre la rimozione dell’utero

Secondo i periti incaricati dal Pubblico ministero avrebbero agito con negligenza le due ginecologhe finite sul banco degli imputati con l’accusa di omicidio colposo per la morte, nell’agosto 2013, di una puerpera presso l’ospedale di Sciacca a causa di una grave emorragia. La donna, quarantenne alla prima gravidanza, era stata ricoverata presso il nosocomio di Nicosia per un distacco della placenta. Presa in carico dai sanitari del reparto di Ostetricia era stata sottoposta a taglio cesareo anche se per il bimbo che portava in grembo non  si sarebbe potuto fare più nulla in quanto era già deceduto al momento dell’arrivo in Ospedale della mamma.
A operazione conclusa i medici, dati i rischi derivanti dalla necessità di sottoporre la paziente a isterectomia, avevano chiesto l’invio di un elicottero per il trasporto in un ospedale dotato della Rianimazione, ma il mezzo, nonostante il sollecito anche da parte dei carabinieri, era arrivato solo dopo tre ore. Nell’attesa la donna, che si trovava in ambulanza in quanto il punto di atterraggio degli elicotteri è distante circa quattro chilometri dall’ospedale, è stata colpita da CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata), un grave sindrome caratterizzata dalla presenza disseminata di numerosi trombi. Il suo quadro clinico si era aggravato rapidamente tanto che, all’arrivo a Sciacca, era già morta.
Dopo il decesso la Procura di Enna aveva aperto un fascicolo affidando lo svolgimento di una perizia a due esperti, un medico legale e una ginecologa, le cui conclusioni avevano portato al rinvio a giudizio dei due medici indagati. L’udienza svoltasi nei giorni scorsi ha visto la deposizione dei due consulenti della Procura i quali hanno confermato che le due ginecologhe che presero in carico la paziente praticando il cesareo sarebbero state negligenti in quanto, per salvarle la vita, avrebbero dovuto prima sottoporla a isterectomia e, solo dopo la rimozione dell’utero disporre il trasferimento in una struttura sanitaria dotata di Rianimazione. La prossima udienza, in programma a ottobre, sarà dedicata invece alle deposizioni dei periti delle parti civili, tra cui figurano i parenti della donna.

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