Il professionista è stato condannato a sei mesi di reclusione in quanto non rispettò la reperibilità a fronte della richiesta di intervento dei colleghi

Sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per il reato di rifiuto di atti di ufficio. E’ la pena comminata dal Tribunale della Spezia a un oculista in servizio, all’epoca dei fatti, presso un Ospedale della provincia del capoluogo ligure. Il medico non rispettò la reperibilità, che lo obbligava a presentarsi in servizio in caso di bisogno.

La vicenda risale al luglio del 2014 quando una donna si presentò presso il Pronto soccorso del nosocomio riportando una riduzione improvvisa del campo visivo. Il personale presente in astanteria, avrebbe sollecitato per due volte l’intervento dello specialista per lo svolgimento degli accertamenti necessari sulla paziente.

Tuttavia, a fronte delle chiamate dei colleghi, l’oculista “per due ben volte ometteva di presentarsi in servizio e di sottoporre personalmente a visita specialistica la paziente”. Così recita il capo di imputazione formalizzato dal Pubblico ministero a conclusione dell’inchiesta scaturita dalla denuncia della paziente.

Quest’ultima solamente grazie al successivo intervento della sorella medico sarebbe riuscita a capire la causa dell’accaduto e a porvi rimedio. Lo riporta il quotidiano La nazione. Alla luce dei fatti il Giudice ha anche disposto, a favore della donna, un risarcimento pari a 3 mila euro.

Per il camice bianco il magistrato inquirente aveva chiesto la condanna a un anno.

Il Tribunale ha accolto la richiesta solamente a metà. L’indagato, fin dall’avvio del procedimento penale, aveva fatto domanda di messa a prova, con garanzia di risarcimento del danno alla paziente.

L’istituto della messa alla prova consiste nell’affidamento dell’imputato all’ufficio di esecuzione penale esterna per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda, ad esempio, l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività. Il tutto a fronte della sospensione del procedimento.

.Il sanitario, tuttavia, non aveva poi dato corso all’impegno e, nella penultima udienza aveva presentato istanza di patteggiamento della pena. Verificato che non aveva proceduto al risarcimento della vittima, il magistrato ha tuttavia negato il consenso, aderendo alle stesse aspettative del legale di parte civile.

 

Hai vissuto un’esperienza simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

 

Leggi anche:

CHIRURGO OCULISTA ASSOLTO DA REATI DI CONCUSSIONE E TRUFFA DOPO 3 ANNI

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui