Provvedimento apprezzabile nel suo complesso, ma perplessità circa le coperture economiche
Proseguono in Commissione Igiene e Sanità al Senato le audizioni sui nuovi Lea. Dopo la Fnomceo e la Cao mercoledì scorso è stata la volta del segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti. Da tale incontro è emerso in generale l’apprezzamento della Federazione dei medici di medicina generale per il provvedimento nel suo insieme, aldilà di alcune criticità e perplessità circa la corrispondenza tra gli obiettivi e le coperture economiche necessarie.
Scotti ha evidenziato come nel provvedimento sui Livelli essenziali di assistenza il ruolo del medico di medicina generale venga richiamato nei suoi compiti, funzioni e ruolo in più ambiti rendendo pertanto necessario un processo di sistematizzazione delle diverse aree rispetto alle funzioni specifiche, “poiché la derivata organizzativa delle aziende sanitarie comporta la creazione di strutture a compartimenti stagni che non permettono alla medicina generale, di fatto coinvolta solo nella assistenza di base (distretto o dipartimento di cure primarie), di partecipare alla governance/esecuzione degli altri aspetti (prevenzione, integrazione ospedale territorio etc)”. Per la Fimmg è quindi evidente che i Lea andrebbero completati con il dettaglio di un Livello Essenziale Organizzativo che affronti tale problematica.
Scotti si è quindi soffermato puntualmente sull’analisi di ogni singola area che interessata la medicina generale, a partire dall’ ‘Area di collocazione’, ovvero l’area di assistenza distrettuale in cui il medico di medicina generale è incardinato, seppur il suo coinvolgimento sia sempre maggiore in attività di aree differenti come quella, per esempio, della prevenzione o quella sociale. “Non dettagliare le modalità e gli strumenti di azione in queste aree – ha sottolineato Scotti – potrebbe comportare, se lasciate a possibili determinazioni dei livelli organizzativi decentrati (Regioni o ASL), il rischio di iniziative o di stagnazione. La mancata identificazione degli strumenti attraverso i quali il medico di medicina generale interviene in aree riconducibili ma non strettamente riferite alle proprie funzioni porterebbe alla impossibilità di fare sistema e dunque evitare differenze nella intensità ed efficacia dell’assistenza”.
Il segretario della Fimmg ha rilevato poi come, nell’ambito dell’attività distrettuale, sembrerebbero eliminate dall’assistenza di base le attività di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) e di assistenza ai turisti. “Questa impostazione non consente la realizzazione della volontà più volte espressa di giungere al ruolo unico tra assistenza primaria e continuità assistenziale. Riteniamo più efficace che venga riproposto lo schema dei vigenti LEA in cui le funzioni della continuità assistenziale e turistica sono commi dell’articolo riferito all’assistenza di base e non articoli specifici”.
Scotti ha poi evidenziato l’apprezzamento della categoria per la revisione del principio economicistico che aveva creato criticità sul decreto appropriatezza riguardo le condizioni di erogabilità delle prestazioni di specialistica ambulatoriale. Il Dpcm sui nuovi Lea, infatti, riconduce i criteri di appropriatezza alla capacità del medico di decidere ed individualizzare il processo di identificazione diagnostica. “Andrebbe inoltre chiarito che, sempre per rispettare le condizioni di erogabilità e appropriatezza, nel caso necessitasse un prima diagnosi da parte di uno specialista il percorso fosse interno al sistema pubblico”. Ciò per evitare maggiori conflittualità tra medico di medicina generale e specialista, nonché tra medico di medicina generale e paziente con aumento dell’impegno economico di quest’ultimo dovendosi rivolgere al sistema privato.
Infine per quanto attiene le cure odontoiatriche, per la Fimmg l’affidamento alle Regioni della valorizzazione di tali cure “rischia di aumentare le differenze territoriali già ampiamente verificate, ampliando le differenze sociali e creando situazioni di vulnerabilità sociale maggiore”.




