Sebbene il contesto fosse quello di una chat privata, paragonare un bambino a un “animale”, inteso addirittura come “oggetto”, qualificandone il padre come “proprietario”, è locuzione che integra il reato di diffamazione

La vicenda

Il Giudice di pace di Lecce aveva assolto dall’accusa di diffamazione un padre che, all’interno di una chat Whatsapp aveva definito figlio di un condomino  “animale”, perché aveva procurato una ferita al volto alla propria bambina.

“Volevo solo far notare al proprietario dell’animale ciò che è stato procurato al volto di mia figlia. Domani al rientro del turno lavorativo prenderò le dovute precauzioni”.

Il giudice di Pace di Lecce lo aveva tuttavia assolto dall’imputazione, perché il fatto non sussiste.

Ed invero, a detta del giudice pugliese tale espressione, seppure inappropriata od eccessiva, non manifestava alcuna “valenza di offesa dell’altrui reputazione”

«L’affermazione è errata!» è quanto hanno affermato i giudici della Quinta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 34145/2019).

«In realtà è vero il contrario – dicono -. La frase presenta un immediato contenuto offensivo espresso dalla parola “animale” riferita a un bambino».

Il reato di diffamazione all’epoca dei social

È vero che la recente giurisprudenza di legittimità ha mostrato alcune “aperture” verso un linguaggio più diretto e “disinvolto”, ma è altrettanto vero che talune espressioni presentano ex se carattere insultante.

Al riguardo, devono considerarsi obiettivamente ingiuriose quelle espressioni con le quali si “disumanizza” la vittima, assimilandola a cose o animali (Sez. 5, n. 42933 del 29/09/2011).

Paragonare un bambino a un “animale”, inteso addirittura come “oggetto” visto che il padre ne viene definito “proprietario”, è certamente locuzione che, per quanto possa essersi degradato il codice comunicativo e scaduto il livello espressivo soprattutto sui social media, conserva intatta la sua valenza offensiva.

La sentenza impugnata è stata perciò annullata con rinvio al Giudice di pace per nuovo esame di merito.

La redazione giuridica

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