La Suprema Corte annulla ai fini civili l’assoluzione del medico di guardia, bacchettando la Corte d’Appello per mancanza di “motivazione rafforzata”. Confermata, invece, l’assoluzione dell’ostetrica: allertato il medico delle anomalie e del parto complicato, la posizione di garanzia si trasferisce su quest’ultimo.
Dove finiscono le responsabilità dell’ostetrica e dove iniziano quelle del medico di guardia in caso di complicanze durante il travaglio? E quali sono gli oneri motivazionali del giudice di appello che intenda ribaltare una sentenza di condanna di primo grado?
A queste fondamentali domande risponde la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione con una recente e articolata sentenza, intervenendo su un tragico caso di malpractice medica culminato con il decesso di un neonato per grave asfissia perinatale (Corte di Cassazione, quarta penale, sentenza 4 giugno 2026, n. 20673).
La vicenda clinica e l’iter processuale
Il dramma si consuma presso un nosocomio siciliano. Una paziente, ricoverata per diabete gestazionale, entra in travaglio. Durante la notte, il tracciato cardiotocografico (CTG) registra una prima decelerazione del battito fetale. A quel punto, il monitoraggio viene interrotto per circa mezz’ora per trasferire la partoriente in sala parto e sottoporla a visita. Solo al ripristino del tracciato, con colpevole ritardo, i sanitari si accorgono dell’assenza di battito, procedendo a un taglio cesareo d’urgenza. Il neonato…





